Archivio per la categoria 'Ambiente'

18
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10 Domande a Greenpeace Italia – Il mare di tutti

Questa settimana il nostro blog ha il piacere di ospitare l’intervento di Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace Italia, a cui vanno i miei ringraziamenti per la cordialità e la gentilezza. Parliamo del nostro mare, oggi.

Allora, la Convenzione di Barcellona sul Mediterraneo. Pregi e zone “grigie” dove intervenire

I punti specifici sono molti, ma sopra a tutto c’è la “questione Governance” (vedi link). In pratica, sono decenni che la legislazione (e l’amministrazione) dell’ambiente fa il “vaso di coccio” in mezzo a “vasi di ferro” (Pesca, Trasporti, Industria…). Se vogliamo fare sul serio dobbiamo integrare questi aspetti e, soprattutto, garantire che le questioni ambientali non siano trascurate per vantaggi economici a breve. Ad esempio, ci avessero sentito venti anni fa quando dicevamo che la pesca a strascico doveva essere allontanata subito dalla costa oggi i pescatori forse se la passerebbero meglio. I fondali (e i pesci) sicuramente…

Si piange sui capodogli spiaggiati e si continua ad avvelenare senza sosta il loro habitat…

Si fa anche di peggio, in Italia. Abbiamo ricontato (estate 2008) le balenottere comuni e le stenelle del Santuario dei cetacei, dopo l’ultimo censimento del 1990 (ma il Segretariato del Santuario che fa?). Le stenelle sono la metà e abbiamo trovato solo un terzo delle balene attese. Facendo il paragone, i Giapponesi (con la loro caccia baleniera) sono dei veri “amici degli animali”, in confronto! (Vedi link)

Nel Giugno 2009 avete pubblicato “Un mare d’inferno”, sulla situazione del Mediterraneo. In quali ambiti può innestarsi una decrescita economica felice, nella salvaguardia del nostro Mediterraneo?

Per salvarci dall’incubo del cambiamento climatico ci sono due cose importanti che dobbiamo fare. La prima è avviare una Rivoluzione Energetica che ci tiri fuori dalla trappola dei combustibili fossili. Non è uno scherzo e ci vogliono decisioni rapide e fondi: anche per questo siamo contro la “ruberia nucleare” che distrae risorse dal compito urgente di aumentare l’efficienza energetica dei nostri sistemi, avviare produzioni di energia da risorse rinnovabili in grande scala e realizzare una rete di distribuzione “intelligente” che ci permetta di usare al meglio un sistema decentralizzato di produzione “verde”.

Ma il cambiamento climatico c’è già. Bisogna quindi mettere “al sicuro” gli ecosistemi terrestri e marini. Smetterla di devastare il territorio, di avvelenare aria, fiumi e mari è importante. In mare, si deve smettere la pesca eccessiva e distruttiva. Ma, in mare come a terra, è necessario che una porzione sufficiente degli ecosistemi sia posta sotto tutela. Per il mare, abbiamo proposto una rete mondiale di Riserve Marine (aree no take/no dump, in cui sia vietato prelevare risorse e immettere sostanze pericolose) che copra il 40% degli oceani: un dato che viene dalla ricerca, non da Greenpeace.

Link: Rapporto “Un mare d’inferno”

Link: Riserve marine nel Mediterraneo

Link: Global network delle riserve marine

Quali saranno i prossimi snodi vitali, nell’immediato futuro per la tutela del mare? Tecnologie, appuntamenti, problematiche…

La tecnologia senza la volontà e il governo non serve a niente (casomai, serve a far danno). Ripeto: il problema principale è passare dal concetto di “zona franca” a quello di “mare di tutti”. E’, lo ripeto, un problema di governance. Nel Mediterraneo stiamo cercando di avviare un processo di questo tipo (abbiamo prodotto un documento per i delegati della XVI conferenza delle parti della Convenzione di Barcellona) ma ovviamente non è semplice. Un altro punto importante sarà capire se l’UE col mare vuol fare sul serio. Un utile banco di prova è messa a punto della nuova Politica Comune della Pesca: staremo a vedere se la lobby dei pescatori (credo sia meno di qualche millesimo del PIL) continuerà a dettare legge su una risorsa che a regola dovrebbe essere condivisa…

Trovo molto intelligente la leva economica per sollevare le coscienze, leva che spesso ricorre nelle vostre battaglie. Ad esempio: se diciamo che bisogna tutelare la biodiversità marina, nessuno ascolta. Se invece diciamo che non tutelando la biodiversità, si avranno ricadute sull’attività economica, turismo e pesca in primis.. beh, allora qualcuno potrebbe ascoltare. Molto efficace.

E’ bene evitare di confondere lo strumento con il fine. Il nostro obiettivo è quello di modificare il rapporto (auto)distruttivo società-ambiente. L’esperienza è che (almeno in Italia) i grossi marchi rispondono meglio della politica. Sul mare, di grandi “brand” ce ne sono pochi, ma è vero ad esempio che esistono interi territori vocati al turismo: se aprissero gli occhi capirebbero che la tutela del mare è nel loro interesse.

Spesso vi trovate ad incrociarvi con i pescatori. Ci potete descrivere questo rapporto?

Continuo a rifiutarmi di credere che non esistano pescatori onesti. E continuo a credere che i pescatori onesti stanno dalla nostra parte. Con gli altri il rapporto è spesso burrascoso. L’ultima spadara che abbiamo intercettato a Pantelleria quest’estate aveva a bordo 13 km di rete completamente illegale, 2 palamiti senza alcuna licenza e una trentina tra tonni (senza quota di pesca, e sotto la taglia minima) e pesce spada (quasi tutti sotto la taglia minima). Non erano contenti…

Perchè in Italia, non si riesce a capire l’importanza della tutela del mare, anche in chiave turistica? Cito ad esempio la figuraccia nella questione tonno rosa di fronte al resto d’Europa. Abbiamo 7458km di coste…

Il tonno è rosso, non rosa. Purtroppo gli italiani pensano al mare solo 2 settimane l’anno. E a quel punto pretendono che sia pulito e magari pieno di pesci. Troppo facile. Come troppo facile è dare la “colpa” alla “politica”. La politica siamo noi.

Un risultato di cui andate fieri ed un prossimo progetto per il mare.

Ormai le spadare sono sul viale del tramonto. La situazione era già migliorata nel 2002 con il bando che avevamo vinto nel 1998, ma poi non ce ne siamo più occupati (dietro ad altre priorità) e il problema è rispuntato fuori. Adesso i controlli si fanno davvero e nel 2009 pare sia andata assai meglio. Lo stesso per la pesca al tonno rosso. Ma possiamo esserci dappetutto? Ovviamente no. E quindi… hai voglia di progetti!

Come ognuno di noi, può fare qualcosa, di concreto?

Siamo tutti “utilizzatori” di risorse che vengono dal mare. A parte l’aria che respiriamo (che proviene al 50% dal fitoplancton marino) e su cui sconsiglio di economizzare, ci sono un sacco di altre “risorse” del mare che sprechiamo. Troppi dei pesci che mangiamo sono pescati con sistemi distruttivi o vengono da popolazioni ormai esangui. E poi continuiamo a costruire case, strade, porti e a devastare la costa che è uno dei “luoghi critici” del nostro mare. Usiamo e gettiamo via materiali pericolosi (veleni di vario tipo sotto forma di detersivi ecc…), contribuiamo con le nostre automobili, e in genere con un uso inefficiente dell’energia, a distruggere il clima del pianeta.

In due parole: siamo ignoranti. Quello che ognuno puo fare quindi è capire, informandosi e da più fonti, quel che stiamo facendo, tutti noi, all’unico pianeta che abbiamo. E poi decidere di conseguenza.

Ci parlate del veliero Rainbow Warrior III? Mi sembra non solo un esempio di ingegneria verde, ma il simbolo di una coscienza ambientale che deve necessariamente rinascere, in questi tempi. Rinnovarsi non serve più. (NDA: Il Rainbow Warrior III è stato commissionato ex-novo, prima volta per un’ammiraglia di Greenpeace, invece che essere un veliero rimesso a posto)

E’ vero. Fino ad ora abbiamo “solo” risistemato imbarcazioni che già navigavano. Il problema è che risistemarle secondo gli standard di Greenpeace comunque costa molto e comunque… ci sono limitazioni strutturali. Considerata anche la vita più lunga (si spera…) di una nave costruita ex novo e, chi l’avrebbe mai detto, il fatto che la recente crisi economica ha causato anche una diminuzione notevole dei costi… alla fine abbiamo deciso di provarci. E’ una sfida perché sarà una nave con propulsione mista (quindi, anche a vela) ma con un ponte porta elicotteri. Ovviamente, con il massimo possibile di efficienza energetica e con il minimo delle emissioni. Spero, anche con il massimo delle emozioni!

01
gen
10

Nessuna pace possibile, senza salvaguardia dell’ambiente

In occasione della Giornata Mondiale per la Pace, pubblico alcuni estratti dal messaggio di oggi di Papa Benedetto XVI. Bellissimo messaggio, a parer mio, in cui la decrescita è viva e ben presente. Significativo il passo sulla “chiamata alla responsabilità”. La salvaguardia dell’ambiente, dovrebbe essere infatti non tanto una chiamata, una sorta di vocazione, dovrebbe infatti naturalmente essere un sentimento innato per ogni uomo… un carattere irrinunciabile, necessario, incontestabile. Purtroppo però sembra qualcosa di eccezionale e straordinario di questi tempi, in cui amare la natura, il proprio mondo, e infine tutto il creato pare essere diventato un passatempo stravagante per idealisti…

Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato

L’umanità ha bisogno di un profondo rinnovamento culturale; ha bisogno di riscoprire quei valori che costituiscono il solido fondamento su cui costruire un futuro migliore per tutti. Le situazioni di crisi, che attualmente sta attraversando – siano esse di carattere economico, alimentare, ambientale o sociale –, sono, in fondo, anche crisi morali collegate tra di loro. Esse obbligano a riprogettare il comune cammino degli uomini. Obbligano, in particolare, a un modo di vivere improntato alla sobrietà e alla solidarietà, con nuove regole e forme di impegno, puntando con fiducia e coraggio sulle esperienze positive compiute e rigettando con decisione quelle negative. Solo così l’attuale crisi diventa occasione di discernimento e di nuova progettualità.

(…)

L’essere umano si è lasciato dominare dall’egoismo, perdendo il senso del mandato di Dio, e nella relazione con il creato si è comportato come sfruttatore, volendo esercitare su di esso un dominio assoluto. Ma il vero significato del comando iniziale di Dio, ben evidenziato nel Libro della Genesi, non consisteva in un semplice conferimento di autorità, bensì piuttosto in una chiamata alla responsabilità.

(…)

È indubbio che uno dei principali nodi da affrontare, da parte della comunità internazionale, è quello delle risorse energetiche, individuando strategie condivise e sostenibili per soddisfare i bisogni di energia della presente generazione e di quelle future. A tale scopo, è necessario che le società tecnologicamente avanzate siano disposte a favorire comportamenti improntati alla sobrietà, diminuendo il proprio fabbisogno di energia e migliorando le condizioni del suo utilizzo. Al tempo stesso, occorre promuovere la ricerca e l’applicazione di energie di minore impatto ambientale e la «ridistribuzione planetaria delle risorse energetiche, in modo che anche i Paesi che ne sono privi possano accedervi». La crisi ecologica, dunque, offre una storica opportunità per elaborare una risposta collettiva volta a convertire il modello di sviluppo globale in una direzione più rispettosa nei confronti del creato e di uno sviluppo umano integrale, ispirato ai valori propri della carità nella verità. Auspico, pertanto, l’adozione di un modello di sviluppo fondato sulla centralità dell’essere umano, sulla promozione e condivisione del bene comune, sulla responsabilità, sulla consapevolezza del necessario cambiamento degli stili di vita e sulla prudenza, virtù che indica gli atti da compiere oggi, in previsione di ciò che può accadere domani.

(…)

Si rende ormai indispensabile un effettivo cambiamento di mentalità che induca tutti ad adottare nuovi stili di vita «nei quali la ricerca del vero, del bello e del buono e la comunione con gli altri uomini per una crescita comune siano gli elementi che determinano le scelte dei consumi, dei risparmi e degli investimenti». Sempre più si deve educare a costruire la pace a partire dalle scelte di ampio raggio a livello personale, familiare, comunitario e politico. Tutti siamo responsabili della protezione e della cura del creato.

(…)

Ne siano consapevoli i responsabili delle nazioni e quanti, ad ogni livello, hanno a cuore le sorti dell’umanità: la salvaguardia del creato e la realizzazione della pace sono realtà tra loro intimamente connesse!

Papa Benedetto XVI, messaggio per la 43esima Giornata Mondiale della Pace

Se volete il testo integrale, ecco il link

29
dic
09

Il fallimento negli accordi climatici non è un’opzione

I leader mondiali hanno lasciato Copenaghen senza aver raggiunto un accordo in grado di salvare il pianeta. Stati Uniti, Europa ed Australia hanno preferito anteporre i propri meschini interessi economici alla salvaguardia del futuro del nostro pianeta.

A questo link di Greenpeace è possibile mandare una mail, indirizzata a Barack Obama (presidente U.S.A.), Kevin Rudd (primo ministro australiano) e Josè Manuel Barroso (presidente della Commissione Europea). Si tratta di protestare per il mancato raggiungimento di un accordo vincolante per la riduzione dell’inquinamento, ricordando gli impegni che questi signori si erano assunti, in occasione del summit di Copenaghen. Dobbiamo ricordargli che il fallimento negli accordi climatici non è un opzione.

La mail è in inglese, qui la traduco.

Al presidente degli U.S.A., Barack Obama
Al primo ministro australiano, Kevin Rudd
Al presidente della Commissione Europea, Josè Manuel Barroso

Cari signori,

ci aspettavamo che dal summit di Copenaghen uscisse un accordo sul clima equo, ambizioso e legalmente vincolante per gli Stati. Purtroppo non è stato così.

Gli studi scientifici parlano chiaro: per evitare la catastrofe climatica la crescita delle temperature globali deve arrestarsi al più presto, per poi iniziare a tornare sotto i livelli attuali. Anche una crescita della temperatura di 1,5 gradi potrebbe determinare impatti irreversibili, e una di 2 gradi rischia di portare verso cambiamenti climatici catastrofici. Per questo le emissioni di gas serra devono essere tagliate dell’80% entro il 2050.

E’ in gioco la sopravvivenza delle nazioni più indifese, degli ecosistemi, della biodiversità e alla fine, dell’intera umanità.

Nonostante il vostro fallimento nel raggiungere un accordo, la lotta contro i cambiamenti climatici non è finita.

La decisione di rimandare al 2010 il raggiungimento di un accordo vincolante, vi offre un’ultima occasione per dimostrare la vostra leadership e rispettare le promesse fatte. Per assicurare l’entrata in vigore del futuro accordo, è necessario che rimaniate in carica, nel prossimo anno.

Ci aspettavamo cambiamento da voi. Stiamo ancora aspettando. I prossimi mesi saranno decisivi per voi, per iniziare il cambiamento. Il fallimento non è un opzione. Gli studi scientifici e le loro conclusioni non si possono cambiare, ma si possono cambiare le politiche ambientali. E se non cambieranno le politiche, dovremmo cambiare i politici.

Le nazioni industrializzate portano sulle spalle una responsabilità storica, hanno i mezzi più avanzati per ridurre le emissioni inquinanti ma sono al tempo stesso le nazioni che inquinano di più.

Come leader di questi paesi, vostra responsabilità è di assumervi l’impegno per un drastico ed indispensabile abbattimento delle emissioni.

Da Copenaghen il cosiddetto “Accordo” è stato presentato come un “prendere o lasciare”, giustemente rifiutato dalle nazioni più deboli, un pasticcio nemmeno formalmente adottato dalla Conferenza delle Parti (COP). Questo pasticcio, che non è nemmeno legalmente vincolante per i diversi Stati, è stata una grande concessione alle industrie inquinanti. Proietterà il mondo verso un aumento della temperatura di 4 gradi, con le consueguenze catastrofiche che ne derivano. Un vero accordo, legalmente vincolante, è quello che serve all’umanità.

Voi dovete: assumervi le vostre responsabilità, impegnarvi legalmente ad abbattere le emissioni del 40% entro il 2020, impegnarvi ad aiutare e sostenere i Paesi in via di Sviluppo lungo un percorso di industrializzazione sostenibile, proteggere le foreste tropicali ed affrontare i cambiamenti climatici che ad oggi sono inevitabili.

Questi sono i primi passi per offrire al nostro pianeta il vero Accordo di cui ha bisogno.

Il mondo vi sta guardando, in attesa. Voglio testimoniare come non ci fermeremo finchè non saranno prese tutte le misure necessarie a salvare il pianeta.

Vi prego, agite adesso, per cambiare il futuro!

Sinceramente,
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Potete mandare la mail, in modo semplice e veloce, da questo link




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