Archivio per la categoria 'Libertà'

27
gen
10

Nel giorno della memoria – Primo Levi

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo.
Come una rana d’inverno
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole:
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

P. Levi – Se questo è un uomo

11
gen
10

Ciao Faber

De Andre’ e’ veramente lo chansonnier per eccellenza, un artista che si realizza proprio nell’intertestualita’ tra testo letterario e testo musicale. Ha una storia e morde davvero.

Mario Luzi

E’ impossibile descrivere Fabrizio De Andrè. Dicono che ci abbia salutato l’11 Gennaio 1999, ma non è vero. La dolcezza, la sete di libertà e giustizia, lo stare con gli ultimi, la sua ironia… l’immensa sua poesia, fatta di terra fra le dita, di sale, di splendente e vibrante umanità, rischiarano le nostre giornate. Ciao Faber!

10
gen
10

Articolo di Calopresti sui fatti di Rosarno

9 gennaio 2010

Braccia nei campi, nulla fuori. Dove il sogno del lavoro è incubo

di Mimmo Calopresti

Rosarno, uno svincolo della ormai inutile ed impercorribile Salerno-Reggio Calabria, il pezzo di autostrada che mai nessun governo è riuscito a terminare e che rende la parte bassa della Calabria il luogo più lontano dal resto dell’Italia. Non mi viene in mente un altro modo di definire quel luogo. Un nome che sfugge dallo sguardo subito dopo averlo messo a fuoco, mentre stai andando da qualunque altra parte.

È un non luogo: da quello svincolo o ci si addentra nella Piana di Gioia Tauro, fino ad arrivare al porto, o si imbocca la superstrada che porta all’altra costa, venti minuti per passare dal mar Tirreno al mar Jonio, e in mezzo il nulla. In quella parte della Calabria non c’è che il nulla e, in più, d’inverno fa freddo, niente a che vedere con l’immaginario classico del sud: sole, mare e tutto il resto.

Nella Piana gli agrumeti e gli uliveti fanno da padroni. La raccolta, prima dei mandarini e poi delle arance, è un lavoro duro, ma è ancora un buon modo di fare soldi. Chi ha ereditato un pezzo di terra dai genitori ha evitato quell’emigrazione di massa che ha coinvolto i più e ora ha qualcosa di cui occuparsi. I più capaci hanno sviluppato un sistema semi industriale per riuscire a sviluppare la commercializzazione del loro prodotto, gli altri debbono accontentarsi, usando manodopera a basso costo, di rivendere il raccolto sul territorio.

Lavoro duro e malpagato che nessuno vuol più fare. Eppure qualcuno che ancora può fare quel lavoro c’è: sono gli stranieri, gli immigrati, quelli dalla pelle scura (ma più scura di quella dei ragazzotti del luogo), i neri, i negri.

Proprio i negri, quelli che arrivano dall’Africa nera, quelli che non hanno niente, che non hanno ancora capito se sono arrivati in Italia oppure chissà dove, che si illudono di essere lì solo di passaggio, prima di approdare nei luoghi della ricchezza e delle comodità.

I negri che si accontentano di vivere come bestie. Quelli che, d’altronde, ci sono abituati, quelli che si fanno la capanna con il cartone nei casolari abbandonati o, peggio, per paura di essere derubati dormono tutti insieme, per terra, in una fabbrica abbandonata e data al fuoco qualche anno fa.

Gli unici rapporti sono quelli con un parroco di buona volontà. Gli unici luoghi di contatto con il resto del mondo: i supermercati, dove comprare il minimo indispensabile per sopravvivere. Lì c’è l’incontro, lì c’è lo scambio. Ma non ti venga in mente di rivolgere qualche parola di più alla cassiera, altrimenti scoppia il casino: se fino a quel punto, in quel mare di desolazione, i ragazzi del luogo ti avevano solo preso in giro e quando ti incontravano in paese ti scansavano perché i negri puzzano, a quel punto fanno il salto di qualità e ti sparano.

Per carità niente colpi di lupara, basta un fucile ad aria compressa ed eccoti umiliato, non si parla e non si scherza con la donna bianca. Allora non sopporti più, ti sembra troppo, hai voglia di alzare la testa, di dirlo in faccia a quei quattro ragazzotti che tu hai gia abbastanza cazzi per riuscire a sopportare quella vita di merda, che quando ti svegli al mattino non riesci a lavarti perché l’acqua è gelida, che durante il giorno, mentre lavori, hai le mani e i piedi rattrappiti dal freddo e, quando hai finito di lavorare, non c’è niente intorno a te che ti renda la vita sopportabile tranne un improvvisato fuoco intorno a cui passare la serata.

Non hai più la forza di pensare e sognare una vita migliore di questa, sei solo incazzato con te stesso per esserti infilato, senza sapere come, in un inferno senza vie d’uscita. Il casino, a quel punto, sei tu a cominciarlo, perché – come diceva Fabrizio De Andrè – chi non terrorizza si ammala di terrore. Cerchi di farti sentire. Vuoi far sapere a tutti che non sei più disponibile a fare quella vita; che, anche se hai accettato un lavoro da schiavo, se non sai che cos’è un contratto di lavoro, se non sai che esiste il sindacato, se non pretendi di essere tutelato da uno Stato di diritto che in una parte del suo territorio accetta che esista la schiavitù, hai comunque una dignità e una vita da difendere.

Vuoi affermare che non puoi essere scambiato per un tiro a segno, che la tua carne brucia non solo per il freddo che accumuli durante le troppe ore di lavoro, ma perché da troppo tempo il tuo cuore non riesce ad essere riscaldato dai suoni, dagli odori e dagli affetti della tua terra e quindi pompa in circolo solo sangue avvelenato. Rosarno brucia. Il resto dell’Italia è lontana, irraggiungibile.

Da Il Fatto Quotidiano del 9 gennaio

Chi è Mimmo Calopresti

09
gen
10

Furore – Rosarno, Calabria, Italia

E finalmente apparvero all’orizzonte le guglie frastagliate del muro occidentale dell’Arizona… e quando venne il giorno, i Joad videro finalmente, nella sottostante pianura, il fiume Colorado… Il babbo esclamò: “Eccoci! Ci siamo! Siamo in California!”. Tutti si voltarono indietro per guardare i maestosi bastioni dell’Arizona che si lasciavano alle spalle.

John Steinbeck, Furore (The Grapes of wrath)

06
gen
10

Mafia, banche, istituzioni – in memoria di Giuseppe Fava

Ecco questo pullulare di banche nuove, dovunque… E servono per ricicilare (il denaro sporco della mafia). Il Generale dalla Chiesa lo aveva capito.

Giuseppe Fava (Palazzolo Acreide, 15 settembre 1925) è stato uno scrittore, giornalista e drammaturgo italiano, oltre che saggista e sceneggiatore. Viene assassinato dalla mafia il 5 Gennaio 1984, a Catania.

È stato direttore responsabile del Giornale del Sud e fondatore de I Siciliani, secondo giornale antimafia in Sicilia. Il film “Palermo or Wolfsburg”, di cui ha curato la sceneggiatura, ha vinto l’Orso d’oro al Festival di Berlino nel 1980. Per il suo delitto sono stati condannati alcuni membri del clan mafioso dei Santapaola. È stato il secondo intellettuale ad essere ucciso da Cosa nostra dopo Giuseppe Impastato (9 maggio 1978).

Le sue parole sono vivissime ed attuali.

Vi invito ad ascoltare questa meravigliosa intervista, fatta a Fava da Enzo Biagi, due mesi prima di essere ammazzato.

06
gen
10

Gibran sulla libertà – 6 Gennaio 1883

Khalil Gibran (جبران خليل جبران o Jibrān Khalīl Jibrān) nasce a Bsharri, in Libano, il 6 gennaio 1883. Artista poliedrico: poeta, pittore e filosofo.

Libanese di religione cristiano-maronita emigrò negli Stati Uniti; le sue opere si diffusero ben oltre il suo paese d’origine: fu tra i fondatori, insieme a Mikha’il Nu’ayma, dell’Associazione degli scrittori, punto d’incontro dei letterati arabi emigrati in America. La sua poesia venne tradotta in oltre 20 lingue, e divenne un mito per i giovani che considerarono le sue opere come breviari mistici. Gibran ha cercato di unire nelle sue opere la civiltà occidentale e quella orientale. Fra le opere più note: Il Profeta e Massime spirituali.

Molti degli scritti di Gibran hanno per argomento il cristianesimo, in particolare il tema dell’amore spirituale. La sua opera poetica si distingue per l’uso di un linguaggio formale e per osservazioni sui temi della vita mediante termini spirituali.

L’opera più nota di Gibran è Il Profeta, un volume composto di 26 saggi poetici pubblicato nel 1923. Durante gli anni ’60, Il Profeta fu popolarissimo nella controcultura americana e nei movimenti New Age e resta tuttora celebre.

Juliet Thompson riferì che Gibran le aveva detto di aver pensato ad `Abdu’l-Bahá, allora guida della religione Bahá’í, durante tutta la stesura de Il Profeta.
Un suo verso, ci aiuta a comprendere tutta la sua opera:

Half of what I say is meaningless, but I say it so that the other half may reach you

(Metà di quel che dico non ha senso, ma lo dico perché l’altra metà possa giungere a te).

Un artista molto criticato, discusso, letto tantissimo in tutto il mondo, che comunque fa sempre riflettere.

Pubblico un estratto tratto da “Il Profeta”, intitolato “Sulla Libertà”

Sulla Libertà

E un oratore disse: Parlaci della Libertà.
E lui rispose:
Alle porte della città e presso il focolare vi ho veduto, prostrati, adorare la vostra libertà,
Così come gli schiavi si umiliano in lodi davanti al tiranno che li uccide.
Sì, al bosco sacro e all’ombra della rocca ho visto che per il più libero di voi la libertà non era che schiavitù e oppressione.
E in me il cuore ha sanguinato, poiché sarete liberi solo quando lo stesso desiderio di ricercare la libertà sarà una pratica per voi e finirete di chiamarla un fine e un compimento.
In verità sarete liberi quando i vostri giorni non saranno privi di pena e le vostre notti di angoscia e di esigenze.
Quando di queste cose sarà circonfusa la vostra vita, allora vi leverete al di sopra di esse nudi e senza vincoli.

Ma come potrete elevarvi oltre i giorni e le notti se non spezzando le catene che all’alba della vostra conoscenza hanno imprigionato    l’ora del meriggio?
Quella che voi chiamate libertà è la più resistente di queste catene, benché i suoi anelli vi abbaglino scintillando al sole.

E cos’è mai se non parte di voi stessi ciò che vorreste respingere per essere liberi?
L’ingiusta legge che vorreste abolire è la stessa che la vostra mano vi ha scritto sulla fronte.
Non potete cancellarla bruciando i libri di diritto né lavando la fronte dei vostri giudici, neppure riversandovi sopra le onde del mare.

Se è un despota colui che volete detronizzare, badate prima che il trono eretto dentro di voi sia già stato distrutto.
Poiché come può un tiranno governare uomini liberi e fieri, se non per una tirannia e un difetto della loro stessa libertà e del loro orgoglio ?
E se volete allontanare un affanno, ricordate che questo affanno non vi è stato imposto, ma voi l’avete scelto.
E se volete dissipare un timore, cercatelo in voi e non nella mano di chi questo timore v’incute.
In verità, ciò che anelate e temete, che vi ripugna e vi blandisce, ciò che perseguite e ciò che vorreste sfuggire, ognuna di queste cose muove nel vostro essere in un costante e incompiuto abbraccio.
Come luci e ombre unite in una stretta, ogni cosa si agita in voi.
e quando un’ombra svanisce, la luce che indugia diventa ombra per un’altra luce.
E così quando la vostra libertà getta le catene diventa essa stessa la catena di una libertà più grande.

05
gen
10

partecipare e resistere – Intervista a Don Gallo

Ho chiesto a Don Andrea Gallo, che ringrazio infinitamente per la disponibilità e le parole gentili d’incoraggiamento, di rispondere a 10 domande.

Sant’Agostino dice: “I cittadini della città terrena sono dominati da una stolta cupidigia di predominio che li induce a soggiogare gli altri; i cittadini della città celeste si offrono l’uno all’altro in servizio con spirito di carità e rispettano docilmente i doveri della disciplina sociale” (S.Agostino – La città di Dio, XIV, 28). Don Gallo, cos’è la società della decrescita e perchè è un sentiero cristiano?

Consiglierei a tutti di leggere e meditare la “Lettera a Diogneto” (II secolo). Don Bosco diceva “camminare con i piedi per terra guardando il cielo”.

Nella “Caritas e Veritate” c’è un esplicito riferimento alla società della decrescita, auspicando una sincera inversione di rotta, quel cambiamento di mentalità spesso invocato e ancor più spesso ostacolato. Perchè la società della decrescita spaventa così tanto?

Nella Enciclica manca un pizzico di Marxismo. Non si conosce la realtà. E’ indispensabile la teoria-prassi-teoria.

Don Mazzolari dice in un bello scritto del 1949: “Chi vi ha detto che si debba sempre guadagnare quando diamo il lavoro? Prima del guadagno, c’è l’uomo: prima del diritto al guadagno, il diritto di vivere. Sta scritto infatti: «tu non ucci­derai » Il guadagno può farci omicida: e Giuda ha venduto il Sangue del Giusto, per trenta denari.”

Il diritto al lavoro è fondamentale. Per il neoliberismo è una bestemmia, solamente la produzione è legge.

Nel Catechismo degli Adulti “La verità vi farà liberi” si dice (1138) “L’economia di mercato in se stessa è positiva e rispondente alle esigenze della libertà: fa emergere i bisogni della gente, utilizza al meglio le risorse, forma prezzi equi.” Questa affermazione poi viene solo parzialmente mitigata. Non si sono avute prove a sufficienza della barbarie di un’economia di mercato, che finisce inevitabilmente in una tirannia del profitto, con tutto quello che ne consegue? Che ne pensa?

Domina la Divinità idolatrica e trinitaria: mercato (selvaggio), tecnologia, deterrenza totale

Padre Turoldo, in una bell’intervista di qualche anno fa, dice che nessuno risponde alla domanda “cosa vuoi diventare?” dicendo “voglio diventare un uomo”. Il progresso è solamente crescita nell’umanità, tutto quello che non fa crescere l’umanità è un ritornare verso il nulla. Che ne pensa?

Si deve sostituire alla parola “progresso” il concetto di sviluppo che è basato sulla uguaglianza.

Quando vedremo una Chiesa finalmente povera, sulla scia degli insegnamenti di Gesù e dei Santi? Solo quando trionferà la Città di Dio?

La Chiesa è cattolica cioè universale. La Chiesa è cattolica e di conseguenza cristiana. Se è cristiana è povera. Altrimenti non è chiesa cattolica.

Don Gallo, cosa significa seguire un cammino in direzione ostinata e contraria?

Il “non licet” al potere è una caratteristica costante. Il Cristiano è sale, lievito, chicco di grano che marcisce e da frutto.

Quale persona, nella sua vita, le ha offerto un esempio di vita spesa per la libertà, magari sconosciuta ai più, che vuole ricordarci?

Vorrei ricordare Nelson Mandela.

Cosa significa il tenere sempre la porta aperta, per accogliere le persone che arrivano dalla strada?

Significa leggere il Vangelo di Matteo, cap 25, vv. 32 e seguenti.

[32]E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, [33]e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. [34]Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. [35]Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, [36]nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. [37]Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? [38]Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? [39]E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? [40]Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. [41]Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. [42]Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; [43]ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. [44]Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? [45]Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. [46]E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna».

Il nostro spazio è visitato da molti trentenni. Cosa si sentirebbe di dire ad una famiglia di precari, insicuri del proprio domani?

Griderei “Su la testa”. Sempre. Partecipare e resistere.

03
gen
10

Intervista a Grillo – “Hanno paura folle di noi”

Ecco l’intervista a Grillo, sul “Fatto quotidiano”, di oggi, 3 Gennaio 2010. Racconta la paura degli attuali politici italiani, che è solito chiamare, in varie immagini calzanti “le salme”, oppure “le muffe”. Parla della crescita delle liste civiche 5-stelle. Un movimento che è rete, dal basso, libero, organizzato secondo un non-statuto, dove ognuno conta uno e la sede non è fisica, ma sul web, spaventa tantissimo. Ma soprattutto spaventano i contenuti che questo movimento 5 stelle sta veicolando, le battaglie di cui si fa promotore (niente condannati in Parlamento, acqua pubblica, rilancio delle rinnovabili, decrescita economica,…). Contenuti di buon senso, rivoluzionari però in quest’Italia, ridotta ad un Circo Bazooko.

Ecco perchè segue il completo e totale oscuramento, sui giornali e le televisioni italiane. Una prova di questo? Quanti di voi sanno che questo movimento 5-stelle, nelle ultime amministrative, è riuscito a far entrare una trentina di consiglieri comunali in importanti città (Torino, Padova, Ferrara, Livorno, Bologna, Brindisi, Caltanissetta,…)?

Tra l’altro questa completa assenza dai media, tv e giornali, è logica, visto che questi media sono in mano al Presidente del Consiglio, non in modo figurato, ma proprio perchè ne è il proprietario diretto (Mediaset, Mondadori, ecc…) o “utilizzatore finale” (Rai).

Il famoso e famigerato “conflitto d’interessi”, che nemmeno i Governi di Centro-Sinistra, quindi sulla carta avversari di Berlusconi, hanno mai voluto affrontare. Riguardatevi, se non credete, le dichiarazioni in Aula di Luciano Violante (Ds), dove si lascia scappare l’inciucio (l’accordo segreto fra Governo e Opposizione) con Berlusconi. Violante dice: “Berlusconi, sa per certo, che gli è stata data la garanzia piena, non adesso (2003) ma nel 1994, che non sarebbero state toccate le televisioni”. Guardate il gelo nei volti di chi è seduto vicino a Violante… Fassino si regge la testa fra le mani… sono atterriti perchè Violante si sta lasciando scappare qualcosa che non dovrebbe dire…

Ricordiamo come nella classifica della libertà di stampa di Reporter Sens Frontière , l’Italia sia al 40 posto, dopo paesi come Equador, Benin, Cile, Sud Africa, Namibia, El Salvador, Perù, Corea del Sud.

02
gen
10

E in Italia sotto col nucleare – Ignoranza e criminalità

(chernobyl oggi)

C’è qualcuno che non sa più cos’è un uomo,

c’è qualcuno che non ha rispetto per nessuno

c’è chi dice “No!”

c’è chi dice “No!”

Io sono un uomo!

(Vasco Rossi – C’è chi dice no)

Riporto un bell’articolo apparso su PeaceReporter, taciuto dai soliti mezzi d’informazione. Perchè in Italia parla di energie rinnovabili solo Grillo e pochi altri illuminati? Chi ha paura delle rinnovabili e non ne parla? Forse chi ha in mano l’informazione “ufficiale”? E’ arrivato il momento di riprenderci in mano il nostro futuro e quello dei nostri figli, altro che nucleare… ma ci rendiamo conto? Vogliono costruire nuove centrali nucleari, infischiandosene del voto del popolo italiano, il popolo sovrano, che si è espresso tramite referendum del 1987 (Con l’80% dei votanti contrari al nucleare, tra l’altro, altro che maggioranza risicata). Vogliono fare le centrali nucleari in un paese a rischio sismico totale, come l’Italia? Ma stiamo scherzando? Tutti i Paesi “più avanzati” (questo ci esclude, lo so) e con un minimo di buon senso (Italia esclusa doppiamente allora, siamo proprio fuori categoria), stanno abbandonando la via del nucleare, per guardare verso le rinnovabili. Ma del resto i nostri politici sono dei criminali, e per giunta ignoranti. A casa e lottiamo per il domani che vogliamo, un domani-che-è-oggi.

Ormai il buon senso è rivoluzionario, in Italia.

Più della metà dell’energia prodotta in Spagna domenica 8 novembre (2009) è stata di orgine eolica. Un vero e proprio record, raggiunto in sole cinque ore e venti minuti, quando l’alba faceva capolino sulle terre iberiche.
Il dato stupisce ancora di più se si pensa che domenica mattina sono stati prodotti 11.500 megawatt, una cifra equivalente a quella che forniscono 11 impianti nucleari. Il primato registrato dall’energia eolica spagnola deriva in gran parte anche dalla politica energetica, che Madrid ha centrato proprio sulla differenziazione delle fonti di produzione: il 13 percento del totale è di origine eolica, fra il 9 e il 10 percento viene dall’idraulica e il 2,5 percento dall’energia solare.

La capacità produttiva degli impianti eolici può arrivare fino a 17.700 megawatt, un risultato oltre dieci volte superiore a quanto si registrava nel 1999, mentre l’obbiettivo fissato dal governo parla di arrivare a una capacità di 40.000 megawatt nel 2040.

La notizia, riportata dal quotidiano spagnolo El Pais e ripresa da altri mezzi di informazione internazionali, racconta anche della capacità di trasporto dell’energia eolica. La Spagna esporta continuamente verso il Portogallo, la Francia e, con due cavi sottomarini, verso il Marocco.
Un fenomeno reso possibile anche dall’alto grado di integrazione energetica, che riesce a far fruttare anche la grande disparità di rendimento delle energie rinnovabili, soggette ai fattori climatici. La ‘rete’ spagnola è una delle più efficienti nel panorama mondiale proprio nella possibilità di distribuire i surplus di energia sia in momenti di sovraproduzione, sia nelle giornate di poco vento quando la produzione tocca i valori minimi.

01
gen
10

Nessuna pace possibile, senza salvaguardia dell’ambiente

In occasione della Giornata Mondiale per la Pace, pubblico alcuni estratti dal messaggio di oggi di Papa Benedetto XVI. Bellissimo messaggio, a parer mio, in cui la decrescita è viva e ben presente. Significativo il passo sulla “chiamata alla responsabilità”. La salvaguardia dell’ambiente, dovrebbe essere infatti non tanto una chiamata, una sorta di vocazione, dovrebbe infatti naturalmente essere un sentimento innato per ogni uomo… un carattere irrinunciabile, necessario, incontestabile. Purtroppo però sembra qualcosa di eccezionale e straordinario di questi tempi, in cui amare la natura, il proprio mondo, e infine tutto il creato pare essere diventato un passatempo stravagante per idealisti…

Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato

L’umanità ha bisogno di un profondo rinnovamento culturale; ha bisogno di riscoprire quei valori che costituiscono il solido fondamento su cui costruire un futuro migliore per tutti. Le situazioni di crisi, che attualmente sta attraversando – siano esse di carattere economico, alimentare, ambientale o sociale –, sono, in fondo, anche crisi morali collegate tra di loro. Esse obbligano a riprogettare il comune cammino degli uomini. Obbligano, in particolare, a un modo di vivere improntato alla sobrietà e alla solidarietà, con nuove regole e forme di impegno, puntando con fiducia e coraggio sulle esperienze positive compiute e rigettando con decisione quelle negative. Solo così l’attuale crisi diventa occasione di discernimento e di nuova progettualità.

(…)

L’essere umano si è lasciato dominare dall’egoismo, perdendo il senso del mandato di Dio, e nella relazione con il creato si è comportato come sfruttatore, volendo esercitare su di esso un dominio assoluto. Ma il vero significato del comando iniziale di Dio, ben evidenziato nel Libro della Genesi, non consisteva in un semplice conferimento di autorità, bensì piuttosto in una chiamata alla responsabilità.

(…)

È indubbio che uno dei principali nodi da affrontare, da parte della comunità internazionale, è quello delle risorse energetiche, individuando strategie condivise e sostenibili per soddisfare i bisogni di energia della presente generazione e di quelle future. A tale scopo, è necessario che le società tecnologicamente avanzate siano disposte a favorire comportamenti improntati alla sobrietà, diminuendo il proprio fabbisogno di energia e migliorando le condizioni del suo utilizzo. Al tempo stesso, occorre promuovere la ricerca e l’applicazione di energie di minore impatto ambientale e la «ridistribuzione planetaria delle risorse energetiche, in modo che anche i Paesi che ne sono privi possano accedervi». La crisi ecologica, dunque, offre una storica opportunità per elaborare una risposta collettiva volta a convertire il modello di sviluppo globale in una direzione più rispettosa nei confronti del creato e di uno sviluppo umano integrale, ispirato ai valori propri della carità nella verità. Auspico, pertanto, l’adozione di un modello di sviluppo fondato sulla centralità dell’essere umano, sulla promozione e condivisione del bene comune, sulla responsabilità, sulla consapevolezza del necessario cambiamento degli stili di vita e sulla prudenza, virtù che indica gli atti da compiere oggi, in previsione di ciò che può accadere domani.

(…)

Si rende ormai indispensabile un effettivo cambiamento di mentalità che induca tutti ad adottare nuovi stili di vita «nei quali la ricerca del vero, del bello e del buono e la comunione con gli altri uomini per una crescita comune siano gli elementi che determinano le scelte dei consumi, dei risparmi e degli investimenti». Sempre più si deve educare a costruire la pace a partire dalle scelte di ampio raggio a livello personale, familiare, comunitario e politico. Tutti siamo responsabili della protezione e della cura del creato.

(…)

Ne siano consapevoli i responsabili delle nazioni e quanti, ad ogni livello, hanno a cuore le sorti dell’umanità: la salvaguardia del creato e la realizzazione della pace sono realtà tra loro intimamente connesse!

Papa Benedetto XVI, messaggio per la 43esima Giornata Mondiale della Pace

Se volete il testo integrale, ecco il link




Inserisci il tuo indirizzo e-mail per avere via mail comunicazioni sui nuovi post di zuppadineve

Join 3 other followers

I Support WWF

RSF
Emergency
Ubuntu, il sistema operativo libero
Join the energy revolution - Greenpeace

Calendario

maggio: 2012
L M M G V S D
« giu    
 123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
28293031  

RSS News – Peace Reporter

  • Si è verificato un errore; probabilmente il feed non è attivo. Riprovare più tardi.

Lista

Beliefs & Causes Blogs - BlogCatalog Blog Directory

Tempo Libero online - Scambio link

Top 100 Blog

TopOfBlogs

BlogItalia.it - La directory italiana dei blog

Aggregatore

Politics blogs

Ambiente Libertà Decrescita

Politics Blogs

Blog Directory

Blog Directory


Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.