Archivio per la categoria 'Resistenza'
W L’ITALIA
Vendere debiti
Pubblico l’articolo “Il Punto di Non Ritorno” dal Blog di Grillo
Nel 2008 gli Stati salvarono le banche dal fallimento, quelle stesse banche che avevano causato la crisi. Da allora è iniziato un domino mondiale. Dalla crisi finanziaria durata qualche mese, il tempo necessario per iniettare liquidità nelle banche, si è passati alla crisi economica con effetti a catena. Chiusura delle aziende, licenziamenti di massa, calo dei consumi, crollo del valore del mercato immobiliare, diminuzione del gettito fiscale. Per evitare il collasso gli Stati hanno usato il debito pubblico. Hanno indebitato i cittadini in modo inconsapevole (il debito pubblico nell’immaginario è sempre di qualcun altro), prima per tenere in vita le banche, poi per le spese correnti. L’innalzamento del debito ha avuto come effetto l’aumento degli interessi che gli Stati devono pagare a chi ha comprato le nuove emissioni di titoli. Gli interessi sono un cappio al collo dello sviluppo del Paese. Più interessi dal debito, meno capacità di politica economica. Più cresce il debito, più i tagli allo Stato sociale sono l’unica soluzione possibile.
Se uno Stato, prima della crisi, aveva un alto debito pubblico, ha dovuto indebitarsi oltre il punto di non ritorno. La domanda che tutti si pongono è: “Quando si raggiunge il punto di non ritorno?”. E’ semplice, quando nessuno compra più i titoli di Stato. In mancanza di compratori lo Stato deve dichiarare bancarotta, va in default, non paga gli stipendi ai dipendenti pubblici e le pensioni. Un’altra domanda che ci si deve porre è: “Quali Stati hanno più probabilità di fallire?”. Anche in questo caso la risposta è semplice, quelli che oltre a un grande debito pubblico pre crisi e a un suo forte incremento post crisi hanno diminuito la loro capacità produttiva. Producono di meno (il cosiddetto PIL) e, allo stesso tempo, aumentano il loro debito. Nell’UE gli Stati con queste caratteristiche sono almeno tre: Grecia, Italia e Spagna.
Grecia e Italia sono accomunate dalla stessa strategia, vendere il loro debito agli Stati extra UE, in quanto la UE non riesce a soddisfare l’offerta continua di Temorti e di George Papandreou. Tremorti ha venduto il nostro debito in Cina lo scorso mese, curiosamente, dato che il debito è nostro, non sappiamo il valore della vendita. La Cina con il debito ha comprato una parte della nostra sovranità nazionale, forse Termini Imerese o scivoli privilegiati per il commercio estero. Anche la grande Cina ha però i suoi limiti e, dopo aver digerito Tremorti, non ha acquistato i 25 miliardi di euro di titoli greci proposti la scorsa settimana dalla Goldman Sachs.
A Davos stanno discutendo dell’economia mondiale le stesse persone che hanno provocato la più grande bolla degli ultimi 150 anni. Circola una domanda: “Fallirà prima l’Italia o la Grecia?”. Gli investitori internazionali hanno già dato una risposta tecnica. I titoli di Stato dei Paesi a rischio sono coperti da un’assicurazione sul loro fallimento detta CDS, Credit Default Swap. L’Italia è prima assoluta, con molte lunghezze sul secondo in classifica. La Grecia è solo quinta. Alla catastrofe con ottimismo.
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo.
Come una rana d’inverno
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole:
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.P. Levi – Se questo è un uomo
Questa settimana il nostro blog ha il piacere di ospitare l’intervento di Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace Italia, a cui vanno i miei ringraziamenti per la cordialità e la gentilezza. Parliamo del nostro mare, oggi.
Allora, la Convenzione di Barcellona sul Mediterraneo. Pregi e zone “grigie” dove intervenire
I punti specifici sono molti, ma sopra a tutto c’è la “questione Governance” (vedi link). In pratica, sono decenni che la legislazione (e l’amministrazione) dell’ambiente fa il “vaso di coccio” in mezzo a “vasi di ferro” (Pesca, Trasporti, Industria…). Se vogliamo fare sul serio dobbiamo integrare questi aspetti e, soprattutto, garantire che le questioni ambientali non siano trascurate per vantaggi economici a breve. Ad esempio, ci avessero sentito venti anni fa quando dicevamo che la pesca a strascico doveva essere allontanata subito dalla costa oggi i pescatori forse se la passerebbero meglio. I fondali (e i pesci) sicuramente…
Si piange sui capodogli spiaggiati e si continua ad avvelenare senza sosta il loro habitat…
Si fa anche di peggio, in Italia. Abbiamo ricontato (estate 2008) le balenottere comuni e le stenelle del Santuario dei cetacei, dopo l’ultimo censimento del 1990 (ma il Segretariato del Santuario che fa?). Le stenelle sono la metà e abbiamo trovato solo un terzo delle balene attese. Facendo il paragone, i Giapponesi (con la loro caccia baleniera) sono dei veri “amici degli animali”, in confronto! (Vedi link)
Nel Giugno 2009 avete pubblicato “Un mare d’inferno”, sulla situazione del Mediterraneo. In quali ambiti può innestarsi una decrescita economica felice, nella salvaguardia del nostro Mediterraneo?
Per salvarci dall’incubo del cambiamento climatico ci sono due cose importanti che dobbiamo fare. La prima è avviare una Rivoluzione Energetica che ci tiri fuori dalla trappola dei combustibili fossili. Non è uno scherzo e ci vogliono decisioni rapide e fondi: anche per questo siamo contro la “ruberia nucleare” che distrae risorse dal compito urgente di aumentare l’efficienza energetica dei nostri sistemi, avviare produzioni di energia da risorse rinnovabili in grande scala e realizzare una rete di distribuzione “intelligente” che ci permetta di usare al meglio un sistema decentralizzato di produzione “verde”.
Ma il cambiamento climatico c’è già. Bisogna quindi mettere “al sicuro” gli ecosistemi terrestri e marini. Smetterla di devastare il territorio, di avvelenare aria, fiumi e mari è importante. In mare, si deve smettere la pesca eccessiva e distruttiva. Ma, in mare come a terra, è necessario che una porzione sufficiente degli ecosistemi sia posta sotto tutela. Per il mare, abbiamo proposto una rete mondiale di Riserve Marine (aree no take/no dump, in cui sia vietato prelevare risorse e immettere sostanze pericolose) che copra il 40% degli oceani: un dato che viene dalla ricerca, non da Greenpeace.
Link: Rapporto “Un mare d’inferno”
Link: Riserve marine nel Mediterraneo
Link: Global network delle riserve marine
Quali saranno i prossimi snodi vitali, nell’immediato futuro per la tutela del mare? Tecnologie, appuntamenti, problematiche…
La tecnologia senza la volontà e il governo non serve a niente (casomai, serve a far danno). Ripeto: il problema principale è passare dal concetto di “zona franca” a quello di “mare di tutti”. E’, lo ripeto, un problema di governance. Nel Mediterraneo stiamo cercando di avviare un processo di questo tipo (abbiamo prodotto un documento per i delegati della XVI conferenza delle parti della Convenzione di Barcellona) ma ovviamente non è semplice. Un altro punto importante sarà capire se l’UE col mare vuol fare sul serio. Un utile banco di prova è messa a punto della nuova Politica Comune della Pesca: staremo a vedere se la lobby dei pescatori (credo sia meno di qualche millesimo del PIL) continuerà a dettare legge su una risorsa che a regola dovrebbe essere condivisa…
Trovo molto intelligente la leva economica per sollevare le coscienze, leva che spesso ricorre nelle vostre battaglie. Ad esempio: se diciamo che bisogna tutelare la biodiversità marina, nessuno ascolta. Se invece diciamo che non tutelando la biodiversità, si avranno ricadute sull’attività economica, turismo e pesca in primis.. beh, allora qualcuno potrebbe ascoltare. Molto efficace.
E’ bene evitare di confondere lo strumento con il fine. Il nostro obiettivo è quello di modificare il rapporto (auto)distruttivo società-ambiente. L’esperienza è che (almeno in Italia) i grossi marchi rispondono meglio della politica. Sul mare, di grandi “brand” ce ne sono pochi, ma è vero ad esempio che esistono interi territori vocati al turismo: se aprissero gli occhi capirebbero che la tutela del mare è nel loro interesse.
Spesso vi trovate ad incrociarvi con i pescatori. Ci potete descrivere questo rapporto?
Continuo a rifiutarmi di credere che non esistano pescatori onesti. E continuo a credere che i pescatori onesti stanno dalla nostra parte. Con gli altri il rapporto è spesso burrascoso. L’ultima spadara che abbiamo intercettato a Pantelleria quest’estate aveva a bordo 13 km di rete completamente illegale, 2 palamiti senza alcuna licenza e una trentina tra tonni (senza quota di pesca, e sotto la taglia minima) e pesce spada (quasi tutti sotto la taglia minima). Non erano contenti…
Perchè in Italia, non si riesce a capire l’importanza della tutela del mare, anche in chiave turistica? Cito ad esempio la figuraccia nella questione tonno rosa di fronte al resto d’Europa. Abbiamo 7458km di coste…
Il tonno è rosso, non rosa. Purtroppo gli italiani pensano al mare solo 2 settimane l’anno. E a quel punto pretendono che sia pulito e magari pieno di pesci. Troppo facile. Come troppo facile è dare la “colpa” alla “politica”. La politica siamo noi.
Un risultato di cui andate fieri ed un prossimo progetto per il mare.
Ormai le spadare sono sul viale del tramonto. La situazione era già migliorata nel 2002 con il bando che avevamo vinto nel 1998, ma poi non ce ne siamo più occupati (dietro ad altre priorità) e il problema è rispuntato fuori. Adesso i controlli si fanno davvero e nel 2009 pare sia andata assai meglio. Lo stesso per la pesca al tonno rosso. Ma possiamo esserci dappetutto? Ovviamente no. E quindi… hai voglia di progetti!
Come ognuno di noi, può fare qualcosa, di concreto?
Siamo tutti “utilizzatori” di risorse che vengono dal mare. A parte l’aria che respiriamo (che proviene al 50% dal fitoplancton marino) e su cui sconsiglio di economizzare, ci sono un sacco di altre “risorse” del mare che sprechiamo. Troppi dei pesci che mangiamo sono pescati con sistemi distruttivi o vengono da popolazioni ormai esangui. E poi continuiamo a costruire case, strade, porti e a devastare la costa che è uno dei “luoghi critici” del nostro mare. Usiamo e gettiamo via materiali pericolosi (veleni di vario tipo sotto forma di detersivi ecc…), contribuiamo con le nostre automobili, e in genere con un uso inefficiente dell’energia, a distruggere il clima del pianeta.
In due parole: siamo ignoranti. Quello che ognuno puo fare quindi è capire, informandosi e da più fonti, quel che stiamo facendo, tutti noi, all’unico pianeta che abbiamo. E poi decidere di conseguenza.
Ci parlate del veliero Rainbow Warrior III? Mi sembra non solo un esempio di ingegneria verde, ma il simbolo di una coscienza ambientale che deve necessariamente rinascere, in questi tempi. Rinnovarsi non serve più. (NDA: Il Rainbow Warrior III è stato commissionato ex-novo, prima volta per un’ammiraglia di Greenpeace, invece che essere un veliero rimesso a posto)
E’ vero. Fino ad ora abbiamo “solo” risistemato imbarcazioni che già navigavano. Il problema è che risistemarle secondo gli standard di Greenpeace comunque costa molto e comunque… ci sono limitazioni strutturali. Considerata anche la vita più lunga (si spera…) di una nave costruita ex novo e, chi l’avrebbe mai detto, il fatto che la recente crisi economica ha causato anche una diminuzione notevole dei costi… alla fine abbiamo deciso di provarci. E’ una sfida perché sarà una nave con propulsione mista (quindi, anche a vela) ma con un ponte porta elicotteri. Ovviamente, con il massimo possibile di efficienza energetica e con il minimo delle emissioni. Spero, anche con il massimo delle emozioni!
Braccia nei campi, nulla fuori. Dove il sogno del lavoro è incubo
di Mimmo Calopresti
Rosarno, uno svincolo della ormai inutile ed impercorribile Salerno-Reggio Calabria, il pezzo di autostrada che mai nessun governo è riuscito a terminare e che rende la parte bassa della Calabria il luogo più lontano dal resto dell’Italia. Non mi viene in mente un altro modo di definire quel luogo. Un nome che sfugge dallo sguardo subito dopo averlo messo a fuoco, mentre stai andando da qualunque altra parte.
È un non luogo: da quello svincolo o ci si addentra nella Piana di Gioia Tauro, fino ad arrivare al porto, o si imbocca la superstrada che porta all’altra costa, venti minuti per passare dal mar Tirreno al mar Jonio, e in mezzo il nulla. In quella parte della Calabria non c’è che il nulla e, in più, d’inverno fa freddo, niente a che vedere con l’immaginario classico del sud: sole, mare e tutto il resto.
Nella Piana gli agrumeti e gli uliveti fanno da padroni. La raccolta, prima dei mandarini e poi delle arance, è un lavoro duro, ma è ancora un buon modo di fare soldi. Chi ha ereditato un pezzo di terra dai genitori ha evitato quell’emigrazione di massa che ha coinvolto i più e ora ha qualcosa di cui occuparsi. I più capaci hanno sviluppato un sistema semi industriale per riuscire a sviluppare la commercializzazione del loro prodotto, gli altri debbono accontentarsi, usando manodopera a basso costo, di rivendere il raccolto sul territorio.
Lavoro duro e malpagato che nessuno vuol più fare. Eppure qualcuno che ancora può fare quel lavoro c’è: sono gli stranieri, gli immigrati, quelli dalla pelle scura (ma più scura di quella dei ragazzotti del luogo), i neri, i negri.
Proprio i negri, quelli che arrivano dall’Africa nera, quelli che non hanno niente, che non hanno ancora capito se sono arrivati in Italia oppure chissà dove, che si illudono di essere lì solo di passaggio, prima di approdare nei luoghi della ricchezza e delle comodità.
I negri che si accontentano di vivere come bestie. Quelli che, d’altronde, ci sono abituati, quelli che si fanno la capanna con il cartone nei casolari abbandonati o, peggio, per paura di essere derubati dormono tutti insieme, per terra, in una fabbrica abbandonata e data al fuoco qualche anno fa.
Gli unici rapporti sono quelli con un parroco di buona volontà. Gli unici luoghi di contatto con il resto del mondo: i supermercati, dove comprare il minimo indispensabile per sopravvivere. Lì c’è l’incontro, lì c’è lo scambio. Ma non ti venga in mente di rivolgere qualche parola di più alla cassiera, altrimenti scoppia il casino: se fino a quel punto, in quel mare di desolazione, i ragazzi del luogo ti avevano solo preso in giro e quando ti incontravano in paese ti scansavano perché i negri puzzano, a quel punto fanno il salto di qualità e ti sparano.
Per carità niente colpi di lupara, basta un fucile ad aria compressa ed eccoti umiliato, non si parla e non si scherza con la donna bianca. Allora non sopporti più, ti sembra troppo, hai voglia di alzare la testa, di dirlo in faccia a quei quattro ragazzotti che tu hai gia abbastanza cazzi per riuscire a sopportare quella vita di merda, che quando ti svegli al mattino non riesci a lavarti perché l’acqua è gelida, che durante il giorno, mentre lavori, hai le mani e i piedi rattrappiti dal freddo e, quando hai finito di lavorare, non c’è niente intorno a te che ti renda la vita sopportabile tranne un improvvisato fuoco intorno a cui passare la serata.
Non hai più la forza di pensare e sognare una vita migliore di questa, sei solo incazzato con te stesso per esserti infilato, senza sapere come, in un inferno senza vie d’uscita. Il casino, a quel punto, sei tu a cominciarlo, perché – come diceva Fabrizio De Andrè – chi non terrorizza si ammala di terrore. Cerchi di farti sentire. Vuoi far sapere a tutti che non sei più disponibile a fare quella vita; che, anche se hai accettato un lavoro da schiavo, se non sai che cos’è un contratto di lavoro, se non sai che esiste il sindacato, se non pretendi di essere tutelato da uno Stato di diritto che in una parte del suo territorio accetta che esista la schiavitù, hai comunque una dignità e una vita da difendere.
Vuoi affermare che non puoi essere scambiato per un tiro a segno, che la tua carne brucia non solo per il freddo che accumuli durante le troppe ore di lavoro, ma perché da troppo tempo il tuo cuore non riesce ad essere riscaldato dai suoni, dagli odori e dagli affetti della tua terra e quindi pompa in circolo solo sangue avvelenato. Rosarno brucia. Il resto dell’Italia è lontana, irraggiungibile.
Da Il Fatto Quotidiano del 9 gennaio
E finalmente apparvero all’orizzonte le guglie frastagliate del muro occidentale dell’Arizona… e quando venne il giorno, i Joad videro finalmente, nella sottostante pianura, il fiume Colorado… Il babbo esclamò: “Eccoci! Ci siamo! Siamo in California!”. Tutti si voltarono indietro per guardare i maestosi bastioni dell’Arizona che si lasciavano alle spalle.
John Steinbeck, Furore (The Grapes of wrath)
Ho chiesto a Don Andrea Gallo, che ringrazio infinitamente per la disponibilità e le parole gentili d’incoraggiamento, di rispondere a 10 domande.
Sant’Agostino dice: “I cittadini della città terrena sono dominati da una stolta cupidigia di predominio che li induce a soggiogare gli altri; i cittadini della città celeste si offrono l’uno all’altro in servizio con spirito di carità e rispettano docilmente i doveri della disciplina sociale” (S.Agostino – La città di Dio, XIV, 28). Don Gallo, cos’è la società della decrescita e perchè è un sentiero cristiano?
Consiglierei a tutti di leggere e meditare la “Lettera a Diogneto” (II secolo). Don Bosco diceva “camminare con i piedi per terra guardando il cielo”.
Nella “Caritas e Veritate” c’è un esplicito riferimento alla società della decrescita, auspicando una sincera inversione di rotta, quel cambiamento di mentalità spesso invocato e ancor più spesso ostacolato. Perchè la società della decrescita spaventa così tanto?
Nella Enciclica manca un pizzico di Marxismo. Non si conosce la realtà. E’ indispensabile la teoria-prassi-teoria.
Don Mazzolari dice in un bello scritto del 1949: “Chi vi ha detto che si debba sempre guadagnare quando diamo il lavoro? Prima del guadagno, c’è l’uomo: prima del diritto al guadagno, il diritto di vivere. Sta scritto infatti: «tu non ucciderai » Il guadagno può farci omicida: e Giuda ha venduto il Sangue del Giusto, per trenta denari.”
Il diritto al lavoro è fondamentale. Per il neoliberismo è una bestemmia, solamente la produzione è legge.
Nel Catechismo degli Adulti “La verità vi farà liberi” si dice (1138) “L’economia di mercato in se stessa è positiva e rispondente alle esigenze della libertà: fa emergere i bisogni della gente, utilizza al meglio le risorse, forma prezzi equi.” Questa affermazione poi viene solo parzialmente mitigata. Non si sono avute prove a sufficienza della barbarie di un’economia di mercato, che finisce inevitabilmente in una tirannia del profitto, con tutto quello che ne consegue? Che ne pensa?
Domina la Divinità idolatrica e trinitaria: mercato (selvaggio), tecnologia, deterrenza totale
Padre Turoldo, in una bell’intervista di qualche anno fa, dice che nessuno risponde alla domanda “cosa vuoi diventare?” dicendo “voglio diventare un uomo”. Il progresso è solamente crescita nell’umanità, tutto quello che non fa crescere l’umanità è un ritornare verso il nulla. Che ne pensa?
Si deve sostituire alla parola “progresso” il concetto di sviluppo che è basato sulla uguaglianza.
Quando vedremo una Chiesa finalmente povera, sulla scia degli insegnamenti di Gesù e dei Santi? Solo quando trionferà la Città di Dio?
La Chiesa è cattolica cioè universale. La Chiesa è cattolica e di conseguenza cristiana. Se è cristiana è povera. Altrimenti non è chiesa cattolica.
Don Gallo, cosa significa seguire un cammino in direzione ostinata e contraria?
Il “non licet” al potere è una caratteristica costante. Il Cristiano è sale, lievito, chicco di grano che marcisce e da frutto.
Quale persona, nella sua vita, le ha offerto un esempio di vita spesa per la libertà, magari sconosciuta ai più, che vuole ricordarci?
Vorrei ricordare Nelson Mandela.
Cosa significa il tenere sempre la porta aperta, per accogliere le persone che arrivano dalla strada?
Significa leggere il Vangelo di Matteo, cap 25, vv. 32 e seguenti.
[32]E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, [33]e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. [34]Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. [35]Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, [36]nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. [37]Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? [38]Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? [39]E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? [40]Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. [41]Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. [42]Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; [43]ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. [44]Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? [45]Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. [46]E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna».
Il nostro spazio è visitato da molti trentenni. Cosa si sentirebbe di dire ad una famiglia di precari, insicuri del proprio domani?
Griderei “Su la testa”. Sempre. Partecipare e resistere.
C’è qualcuno che non sa più cos’è un uomo,
c’è qualcuno che non ha rispetto per nessuno
c’è chi dice “No!”
c’è chi dice “No!”
Io sono un uomo!
(Vasco Rossi – C’è chi dice no)
Riporto un bell’articolo apparso su PeaceReporter, taciuto dai soliti mezzi d’informazione. Perchè in Italia parla di energie rinnovabili solo Grillo e pochi altri illuminati? Chi ha paura delle rinnovabili e non ne parla? Forse chi ha in mano l’informazione “ufficiale”? E’ arrivato il momento di riprenderci in mano il nostro futuro e quello dei nostri figli, altro che nucleare… ma ci rendiamo conto? Vogliono costruire nuove centrali nucleari, infischiandosene del voto del popolo italiano, il popolo sovrano, che si è espresso tramite referendum del 1987 (Con l’80% dei votanti contrari al nucleare, tra l’altro, altro che maggioranza risicata). Vogliono fare le centrali nucleari in un paese a rischio sismico totale, come l’Italia? Ma stiamo scherzando? Tutti i Paesi “più avanzati” (questo ci esclude, lo so) e con un minimo di buon senso (Italia esclusa doppiamente allora, siamo proprio fuori categoria), stanno abbandonando la via del nucleare, per guardare verso le rinnovabili. Ma del resto i nostri politici sono dei criminali, e per giunta ignoranti. A casa e lottiamo per il domani che vogliamo, un domani-che-è-oggi.
Ormai il buon senso è rivoluzionario, in Italia.
Più della metà dell’energia prodotta in Spagna domenica 8 novembre (2009) è stata di orgine eolica. Un vero e proprio record, raggiunto in sole cinque ore e venti minuti, quando l’alba faceva capolino sulle terre iberiche.
Il dato stupisce ancora di più se si pensa che domenica mattina sono stati prodotti 11.500 megawatt, una cifra equivalente a quella che forniscono 11 impianti nucleari. Il primato registrato dall’energia eolica spagnola deriva in gran parte anche dalla politica energetica, che Madrid ha centrato proprio sulla differenziazione delle fonti di produzione: il 13 percento del totale è di origine eolica, fra il 9 e il 10 percento viene dall’idraulica e il 2,5 percento dall’energia solare.La capacità produttiva degli impianti eolici può arrivare fino a 17.700 megawatt, un risultato oltre dieci volte superiore a quanto si registrava nel 1999, mentre l’obbiettivo fissato dal governo parla di arrivare a una capacità di 40.000 megawatt nel 2040.
La notizia, riportata dal quotidiano spagnolo El Pais e ripresa da altri mezzi di informazione internazionali, racconta anche della capacità di trasporto dell’energia eolica. La Spagna esporta continuamente verso il Portogallo, la Francia e, con due cavi sottomarini, verso il Marocco.
Un fenomeno reso possibile anche dall’alto grado di integrazione energetica, che riesce a far fruttare anche la grande disparità di rendimento delle energie rinnovabili, soggette ai fattori climatici. La ‘rete’ spagnola è una delle più efficienti nel panorama mondiale proprio nella possibilità di distribuire i surplus di energia sia in momenti di sovraproduzione, sia nelle giornate di poco vento quando la produzione tocca i valori minimi.
I leader mondiali hanno lasciato Copenaghen senza aver raggiunto un accordo in grado di salvare il pianeta. Stati Uniti, Europa ed Australia hanno preferito anteporre i propri meschini interessi economici alla salvaguardia del futuro del nostro pianeta.
A questo link di Greenpeace è possibile mandare una mail, indirizzata a Barack Obama (presidente U.S.A.), Kevin Rudd (primo ministro australiano) e Josè Manuel Barroso (presidente della Commissione Europea). Si tratta di protestare per il mancato raggiungimento di un accordo vincolante per la riduzione dell’inquinamento, ricordando gli impegni che questi signori si erano assunti, in occasione del summit di Copenaghen. Dobbiamo ricordargli che il fallimento negli accordi climatici non è un opzione.
La mail è in inglese, qui la traduco.
Al presidente degli U.S.A., Barack Obama
Al primo ministro australiano, Kevin Rudd
Al presidente della Commissione Europea, Josè Manuel Barroso
Cari signori,
ci aspettavamo che dal summit di Copenaghen uscisse un accordo sul clima equo, ambizioso e legalmente vincolante per gli Stati. Purtroppo non è stato così.
Gli studi scientifici parlano chiaro: per evitare la catastrofe climatica la crescita delle temperature globali deve arrestarsi al più presto, per poi iniziare a tornare sotto i livelli attuali. Anche una crescita della temperatura di 1,5 gradi potrebbe determinare impatti irreversibili, e una di 2 gradi rischia di portare verso cambiamenti climatici catastrofici. Per questo le emissioni di gas serra devono essere tagliate dell’80% entro il 2050.
E’ in gioco la sopravvivenza delle nazioni più indifese, degli ecosistemi, della biodiversità e alla fine, dell’intera umanità.
Nonostante il vostro fallimento nel raggiungere un accordo, la lotta contro i cambiamenti climatici non è finita.
La decisione di rimandare al 2010 il raggiungimento di un accordo vincolante, vi offre un’ultima occasione per dimostrare la vostra leadership e rispettare le promesse fatte. Per assicurare l’entrata in vigore del futuro accordo, è necessario che rimaniate in carica, nel prossimo anno.
Ci aspettavamo cambiamento da voi. Stiamo ancora aspettando. I prossimi mesi saranno decisivi per voi, per iniziare il cambiamento. Il fallimento non è un opzione. Gli studi scientifici e le loro conclusioni non si possono cambiare, ma si possono cambiare le politiche ambientali. E se non cambieranno le politiche, dovremmo cambiare i politici.
Le nazioni industrializzate portano sulle spalle una responsabilità storica, hanno i mezzi più avanzati per ridurre le emissioni inquinanti ma sono al tempo stesso le nazioni che inquinano di più.
Come leader di questi paesi, vostra responsabilità è di assumervi l’impegno per un drastico ed indispensabile abbattimento delle emissioni.
Da Copenaghen il cosiddetto “Accordo” è stato presentato come un “prendere o lasciare”, giustemente rifiutato dalle nazioni più deboli, un pasticcio nemmeno formalmente adottato dalla Conferenza delle Parti (COP). Questo pasticcio, che non è nemmeno legalmente vincolante per i diversi Stati, è stata una grande concessione alle industrie inquinanti. Proietterà il mondo verso un aumento della temperatura di 4 gradi, con le consueguenze catastrofiche che ne derivano. Un vero accordo, legalmente vincolante, è quello che serve all’umanità.
Voi dovete: assumervi le vostre responsabilità, impegnarvi legalmente ad abbattere le emissioni del 40% entro il 2020, impegnarvi ad aiutare e sostenere i Paesi in via di Sviluppo lungo un percorso di industrializzazione sostenibile, proteggere le foreste tropicali ed affrontare i cambiamenti climatici che ad oggi sono inevitabili.
Questi sono i primi passi per offrire al nostro pianeta il vero Accordo di cui ha bisogno.
Il mondo vi sta guardando, in attesa. Voglio testimoniare come non ci fermeremo finchè non saranno prese tutte le misure necessarie a salvare il pianeta.
Vi prego, agite adesso, per cambiare il futuro!
Sinceramente,
Nome Cognome
Potete mandare la mail, in modo semplice e veloce, da questo link
We, the People of the United States…
The Constitution of the United States, Preamble
Apprendiamo come le autorità iraniane stiano mettendo il bavaglio ai giornalisti liberi, per stendere un velo di silenzio sul bagno di sangue di ieri, in modo da poter continuare nella propria opera di repressione atroce con impunità.
Molti giornalisti e bloggers, tra cui Emadoldin Baghi, figura di spicco nella lotta per i diritti umani, vengono arrestati per il fatto di essere testimoni scomodi dell’orrore, da uomini vestiti in abiti civili: i cani vogliono provare a non farsi riconoscere… è tutto così grottesco… non sanno che li riconosceremo sempre, dal loro odore.
Solidarietà agli assetati di giustizia e libertà, sempre.


















Commenti recenti