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11
gen
10

Ciao Faber

De Andre’ e’ veramente lo chansonnier per eccellenza, un artista che si realizza proprio nell’intertestualita’ tra testo letterario e testo musicale. Ha una storia e morde davvero.

Mario Luzi

E’ impossibile descrivere Fabrizio De Andrè. Dicono che ci abbia salutato l’11 Gennaio 1999, ma non è vero. La dolcezza, la sete di libertà e giustizia, lo stare con gli ultimi, la sua ironia… l’immensa sua poesia, fatta di terra fra le dita, di sale, di splendente e vibrante umanità, rischiarano le nostre giornate. Ciao Faber!

08
gen
10

Rompere gli schemi – David Bowie

L’8 Gennaio 1947 nasce a Brixton, zona sud di Londra,  David Robert Jones.

David Bowie: uno, nessuno e centomila. Una carriera all’insegna delle metamorfosi, dell’incessante ansia di percorrere e precorrere i tempi: “Time may change me, but I can’t trace time” (“Changes”, 1971) è da sempre il suo credo. Un genio mutante, dunque. Ma il trasformismo è solo la più appariscente tra le arti di questo indecifrabile dandy, incarnazione di tutte le fascinazioni e contraddizioni del rock e della società che si specchia nel rock. Nessuno come lui ha saputo mettere a nudo i cliché della stardom, il rapporto morboso, ma anche ipocrita, tra idoli e fan, il falso mito della sincerità del rocker, l’assurdità della pretesa distinzione tra arte e commercio. Bowie è stato anche uno dei primissimi musicisti a concepire il rock come “arte globale”, pop-art, consumabile, aprendolo alle contaminazioni con il teatro, il music-hall, il mimo, la danza, il cinema, il fumetto, le arti visive. Con lui scompare ogni confine tra cultura “alta” e “bassa”. Perché – secondo una sua stessa felice definizione – “è insieme Nijinsky e Woolworth”. E’ grazie ai suoi show che il palcoscenico del rock si è vestito di scenografie apocalittiche, di un’estetica decadente e futurista al contempo, retaggio di filosofie letterarie e cinematografiche, ma anche dell’arte di strada dei mimi e dei clown. E in ambito musicale la sua impronta è stata fondamentale nell’evoluzione di moltissimi sotto-generi musicali, che lo considerano come padre, magari un padre da uccidere, ma sempre punto di riferimento.

Ma Bowie è anche la prova definitiva che la critica rock è una scienza inesatta. Nessuno come lui ha diviso la critica, “gli artisti frustrati che diventano critici”. Ma oggi sono rimasti davvero in pochi a contestarne il ruolo di innovatore e precursore del rock. Pochi, e spesso in malafede. Perché Bowie è tra i più amati, ma anche tra i più odiati miti della musica popolare contemporanea. Difficile da metabolizzare – specie per le frange critiche meno provviste d’ironia – il suo atteggiamento da primadonna altezzosa, ma soprattutto la sua eterodossia rispetto ai sacri dettami del rock: il suo uso spregiudicato dell’immagine, la sua ostentata artificiosità, il suo voler essere artista d’avanguardia vendendosi al pubblico come una starlette di Broadway.

Rompere gli schemi, in arte David Bowie.

Liberamente tratto e arrangiato da www.ondarock.it

Video di “Life on Mars?”

31
dic
09

di calma e di pace – 31 Dicembre 1869: nasce H. Matisse

Henri Matisse nasce il 31 Dicembre 1869 a Le Cateau-Cambrésis, Francia. La sua ricerca muove dalla rivoluzione del colore, il fauvisme (di cui è uno dei massimi esponenti, con Braque e Derain), per arrivare a riflessione sul segno, sull’equilibrio e la sintesi della forma. Giunge casualmente alla pittura, intorno ai 21 anni, per distrarsi durante la convalescenza da una malattia. Da quel momento la sua vocazione esplode violentemente, finendo per farlo diventare uno dei massimi artisti del ’900.

Matisse ricerca la sintesi e l’equilibrio, teso ad esprimere un’arte equilibrata, pura, tranquilla. Emblematica “La danza” (1910, olio su tela), che ben esprime la poetica dell’artista. Attraverso la scelta compositiva ed il colore esprime non tanto un fatto, un girotondo, quanto il prorompere inarrestabile della vita, il suo scorrere eterno, quello “slancio vitale” che sulla scia del filosofo Bergson è fondamento della realtà, un’ondata che cresce e si organizza nell’evoluzione creatrice.

Tutto questo non esplode in moto caotico: Matisse, con spirito “chiaro e distinto”, organizza la composizione attraverso le linee, ideali e reali, ordinate secondo la superficie.

Sul confine fra cielo e terra, fra universo e mondo, si muovono le cinque figure, impegnate in un vorticoso girotondo, con le braccia tese nello slancio di non rompere il cerchio, che si sta per aprire tra le due figure in basso a sinistra.

Danza che è allegoria della vita, fatta di un movimento continuo, di una tensione continua verso gli altri esseri umani, e in senso lato verso tutte le creature. Ed il girotondo avviene al confine fra terra e cielo, fra illusione e realtà, fra non essere ed essere, in un vortice al tempo stesso gioioso, che esprime la bellezza della vita in movimento ma anche affaticante, sottolineando in questo senso la necessità di una danza senza sosta, di un bisogno d’umanità sempre vivo.

Pubblico uno stralcio da un’intervista radiofonica a Matisse, del 1942

- Perchè lei dipinge?

Per tradurre nel colore e nel disegno le mie emozioni, le mie sensazioni e le reazioni della mia sensibilità, qualcosa che nè la più perfetta macchina fotografica, anche a colori, nè il cinema possono realizzare. Dal punto di vista del passatempo e della distrazione, il cinema ha senz’altro un grande vantaggio sui quadri (…) Per quanto riguarda il ritratto i pittori ora vengono superati da buoni fotografi.

- Alla luce di quello che ha detto, che cosa avverrà ai pittori? A che cosa servono?

Sono utili perchè possono aumentare il colore e il disegno attraverso la ricchezza della loro immaginazione, intensificata dalla loro emozione e dalla riflessione delle bellezze della natura come fanno i poeti o i musicisti. (…) Ho detto ai miei giovani allievi “Volete dipingere? Allora dovete tagliarvi la lingua, perchè la vostra decisione vi toglie il diritto di esprimervi in qualsiasi maniera se non col pennello”




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