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05
gen
10

partecipare e resistere – Intervista a Don Gallo

Ho chiesto a Don Andrea Gallo, che ringrazio infinitamente per la disponibilità e le parole gentili d’incoraggiamento, di rispondere a 10 domande.

Sant’Agostino dice: “I cittadini della città terrena sono dominati da una stolta cupidigia di predominio che li induce a soggiogare gli altri; i cittadini della città celeste si offrono l’uno all’altro in servizio con spirito di carità e rispettano docilmente i doveri della disciplina sociale” (S.Agostino – La città di Dio, XIV, 28). Don Gallo, cos’è la società della decrescita e perchè è un sentiero cristiano?

Consiglierei a tutti di leggere e meditare la “Lettera a Diogneto” (II secolo). Don Bosco diceva “camminare con i piedi per terra guardando il cielo”.

Nella “Caritas e Veritate” c’è un esplicito riferimento alla società della decrescita, auspicando una sincera inversione di rotta, quel cambiamento di mentalità spesso invocato e ancor più spesso ostacolato. Perchè la società della decrescita spaventa così tanto?

Nella Enciclica manca un pizzico di Marxismo. Non si conosce la realtà. E’ indispensabile la teoria-prassi-teoria.

Don Mazzolari dice in un bello scritto del 1949: “Chi vi ha detto che si debba sempre guadagnare quando diamo il lavoro? Prima del guadagno, c’è l’uomo: prima del diritto al guadagno, il diritto di vivere. Sta scritto infatti: «tu non ucci­derai » Il guadagno può farci omicida: e Giuda ha venduto il Sangue del Giusto, per trenta denari.”

Il diritto al lavoro è fondamentale. Per il neoliberismo è una bestemmia, solamente la produzione è legge.

Nel Catechismo degli Adulti “La verità vi farà liberi” si dice (1138) “L’economia di mercato in se stessa è positiva e rispondente alle esigenze della libertà: fa emergere i bisogni della gente, utilizza al meglio le risorse, forma prezzi equi.” Questa affermazione poi viene solo parzialmente mitigata. Non si sono avute prove a sufficienza della barbarie di un’economia di mercato, che finisce inevitabilmente in una tirannia del profitto, con tutto quello che ne consegue? Che ne pensa?

Domina la Divinità idolatrica e trinitaria: mercato (selvaggio), tecnologia, deterrenza totale

Padre Turoldo, in una bell’intervista di qualche anno fa, dice che nessuno risponde alla domanda “cosa vuoi diventare?” dicendo “voglio diventare un uomo”. Il progresso è solamente crescita nell’umanità, tutto quello che non fa crescere l’umanità è un ritornare verso il nulla. Che ne pensa?

Si deve sostituire alla parola “progresso” il concetto di sviluppo che è basato sulla uguaglianza.

Quando vedremo una Chiesa finalmente povera, sulla scia degli insegnamenti di Gesù e dei Santi? Solo quando trionferà la Città di Dio?

La Chiesa è cattolica cioè universale. La Chiesa è cattolica e di conseguenza cristiana. Se è cristiana è povera. Altrimenti non è chiesa cattolica.

Don Gallo, cosa significa seguire un cammino in direzione ostinata e contraria?

Il “non licet” al potere è una caratteristica costante. Il Cristiano è sale, lievito, chicco di grano che marcisce e da frutto.

Quale persona, nella sua vita, le ha offerto un esempio di vita spesa per la libertà, magari sconosciuta ai più, che vuole ricordarci?

Vorrei ricordare Nelson Mandela.

Cosa significa il tenere sempre la porta aperta, per accogliere le persone che arrivano dalla strada?

Significa leggere il Vangelo di Matteo, cap 25, vv. 32 e seguenti.

[32]E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, [33]e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. [34]Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. [35]Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, [36]nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. [37]Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? [38]Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? [39]E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? [40]Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. [41]Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. [42]Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; [43]ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. [44]Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? [45]Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. [46]E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna».

Il nostro spazio è visitato da molti trentenni. Cosa si sentirebbe di dire ad una famiglia di precari, insicuri del proprio domani?

Griderei “Su la testa”. Sempre. Partecipare e resistere.

29
dic
09

Il fallimento negli accordi climatici non è un’opzione

I leader mondiali hanno lasciato Copenaghen senza aver raggiunto un accordo in grado di salvare il pianeta. Stati Uniti, Europa ed Australia hanno preferito anteporre i propri meschini interessi economici alla salvaguardia del futuro del nostro pianeta.

A questo link di Greenpeace è possibile mandare una mail, indirizzata a Barack Obama (presidente U.S.A.), Kevin Rudd (primo ministro australiano) e Josè Manuel Barroso (presidente della Commissione Europea). Si tratta di protestare per il mancato raggiungimento di un accordo vincolante per la riduzione dell’inquinamento, ricordando gli impegni che questi signori si erano assunti, in occasione del summit di Copenaghen. Dobbiamo ricordargli che il fallimento negli accordi climatici non è un opzione.

La mail è in inglese, qui la traduco.

Al presidente degli U.S.A., Barack Obama
Al primo ministro australiano, Kevin Rudd
Al presidente della Commissione Europea, Josè Manuel Barroso

Cari signori,

ci aspettavamo che dal summit di Copenaghen uscisse un accordo sul clima equo, ambizioso e legalmente vincolante per gli Stati. Purtroppo non è stato così.

Gli studi scientifici parlano chiaro: per evitare la catastrofe climatica la crescita delle temperature globali deve arrestarsi al più presto, per poi iniziare a tornare sotto i livelli attuali. Anche una crescita della temperatura di 1,5 gradi potrebbe determinare impatti irreversibili, e una di 2 gradi rischia di portare verso cambiamenti climatici catastrofici. Per questo le emissioni di gas serra devono essere tagliate dell’80% entro il 2050.

E’ in gioco la sopravvivenza delle nazioni più indifese, degli ecosistemi, della biodiversità e alla fine, dell’intera umanità.

Nonostante il vostro fallimento nel raggiungere un accordo, la lotta contro i cambiamenti climatici non è finita.

La decisione di rimandare al 2010 il raggiungimento di un accordo vincolante, vi offre un’ultima occasione per dimostrare la vostra leadership e rispettare le promesse fatte. Per assicurare l’entrata in vigore del futuro accordo, è necessario che rimaniate in carica, nel prossimo anno.

Ci aspettavamo cambiamento da voi. Stiamo ancora aspettando. I prossimi mesi saranno decisivi per voi, per iniziare il cambiamento. Il fallimento non è un opzione. Gli studi scientifici e le loro conclusioni non si possono cambiare, ma si possono cambiare le politiche ambientali. E se non cambieranno le politiche, dovremmo cambiare i politici.

Le nazioni industrializzate portano sulle spalle una responsabilità storica, hanno i mezzi più avanzati per ridurre le emissioni inquinanti ma sono al tempo stesso le nazioni che inquinano di più.

Come leader di questi paesi, vostra responsabilità è di assumervi l’impegno per un drastico ed indispensabile abbattimento delle emissioni.

Da Copenaghen il cosiddetto “Accordo” è stato presentato come un “prendere o lasciare”, giustemente rifiutato dalle nazioni più deboli, un pasticcio nemmeno formalmente adottato dalla Conferenza delle Parti (COP). Questo pasticcio, che non è nemmeno legalmente vincolante per i diversi Stati, è stata una grande concessione alle industrie inquinanti. Proietterà il mondo verso un aumento della temperatura di 4 gradi, con le consueguenze catastrofiche che ne derivano. Un vero accordo, legalmente vincolante, è quello che serve all’umanità.

Voi dovete: assumervi le vostre responsabilità, impegnarvi legalmente ad abbattere le emissioni del 40% entro il 2020, impegnarvi ad aiutare e sostenere i Paesi in via di Sviluppo lungo un percorso di industrializzazione sostenibile, proteggere le foreste tropicali ed affrontare i cambiamenti climatici che ad oggi sono inevitabili.

Questi sono i primi passi per offrire al nostro pianeta il vero Accordo di cui ha bisogno.

Il mondo vi sta guardando, in attesa. Voglio testimoniare come non ci fermeremo finchè non saranno prese tutte le misure necessarie a salvare il pianeta.

Vi prego, agite adesso, per cambiare il futuro!

Sinceramente,
Nome Cognome

Potete mandare la mail, in modo semplice e veloce, da questo link

28
dic
09

La storia si ripete, sempre. Solidarietà agli assetati di giustizia e libertà.

We, the People of the United States…

The Constitution of the United States, Preamble

Apprendiamo come le autorità iraniane stiano mettendo il bavaglio ai giornalisti liberi, per stendere un velo di silenzio sul bagno di sangue di ieri, in modo da poter continuare nella propria opera di repressione atroce con impunità.
Molti giornalisti e bloggers, tra cui Emadoldin Baghi, figura di spicco nella lotta per i diritti umani, vengono arrestati per il fatto di essere testimoni scomodi dell’orrore, da uomini vestiti in abiti civili: i cani vogliono provare a non farsi riconoscere… è tutto così grottesco… non sanno che li riconosceremo sempre, dal loro odore.

Solidarietà agli assetati di giustizia e libertà, sempre.

28
dic
09

Sorella Acqua privatizzata

Laudato si’, mi’ Signore, per sor Aqua,
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

S. Francesco d’Assisi, Cantico delle Creature

Ora l’acqua, a quando l’aria? Ricopio integralmente l’appello di Padre Alex Zanotelli, a favore di sorella Acqua, contro la privatizzazione. Ma che possiamo fare, nel nostro piccolo? Beh, intanto potremmo iniziare firmando l’appello, se ne condividete, come me, i contenuti.

“Maledetti voi!”. Per coloro che, il 19 novembre, hanno votato in parlamento per la privatizzazione dell’acqua, non posso usare altra espressione che quella usata da Gesù nel Vangelo di Luca: «Guai a voi, ricchi!» (Lc 6,24). Maledetti coloro che hanno votato per la mercificazione dell’acqua. Noi continueremo a gridare che l’acqua è vita, l’acqua è sacra, l’acqua è un diritto umano fondamentale.

Questa è la più clamorosa sconfitta della politica. È la stravittoria dei potentati economico-finanziari e delle lobby internazionali. È la vittoria della politica delle privatizzazioni, degli affari, del business.

A farne le spese è “sorella acqua”, il bene più prezioso dell’umanità, che andrà sempre più scarseggiando, sia per i cambiamenti climatici sia per l’aumento demografico.

Quella della privatizzazione dell’acqua è una scelta che sarà pagata a caro prezzo dalle classi deboli di questo paese (bollette del 30-40% in più, come minimo), ma soprattutto dagli impoveriti del mondo. Se oggi 50 milioni all’anno muoiono per fame e malattie connesse, domani 100 milioni moriranno di sete. Dei tre miliardi che vivono oggi con meno di due dollari al giorno, chi potrà pagarsi l’acqua?

Noi siamo per la vita, per l’acqua che è vita e fonte di vita. Chi ha cantato vittoria, sappia che si tratta di una vittoria di Pirro. A chi si sente sconfitto, chiediamo di trasformare questa “sconfitta” in un rinnovato impegno per l’acqua, per la vita, per la democrazia. Questo voto parlamentare sarà un boomerang per chi l’ha votato.

Il nostro è un appello, prima di tutto, ai cittadini, a ogni uomo e donna di buona volontà. Dobbiamo ripartire dal basso, dalla gente, dai comuni.

Per questo chiedo:
- Ai cittadini: di protestare contro il decreto Ronchi, inviando e-mail ai propri parlamentari; di creare gruppi in difesa dell’acqua a livello locale e regionale; di costituirsi in cooperative per la gestione della propria acqua.

- Ai comuni: di indire consigli comunali monotematici in difesa dell’acqua; di dichiarare l’acqua bene comune, privo di rilevanza economica; di fare la scelta dell’Azienda pubblica speciale (la nuova legge non impedisce che i comuni scelgano la via del totalmente pubblico, dell’azienda speciale, delle cosiddette municipalizzate).

- Agli “Ambiti territoriali ottimali” (Ato): di trasformarsi in aziende speciali, gestite con la partecipazione dei cittadini. (Oggi i 64 Ato sono affidati a spa a totale capitale pubblico). Alle regioni: d’impugnare la costituzionalità della nuova legge, come ha fatto la Regione Puglia; di varare leggi regionali sulla gestione pubblica dell’acqua.

- Ai sindacati: di pronunciarsi sulla privatizzazione dell’acqua; di mobilitarsi e mobilitare i cittadini contro la mercificazione dell’acqua.

- Ai vescovi italiani: di proclamare l’acqua un diritto fondamentale umano, sulla scia della recente enciclica di Benedetto XVI, Caritas in veritate, la quale si augura che «maturi una coscienza solidale che consideri l’alimentazione e l’accesso all’acqua come diritti universali di tutti gli esseri umani, senza distinzioni né discriminazioni» (27); di protestare come Conferenza episcopale italiana contro il decreto Ronchi.

- Alle comunità cristiane: di informare i fedeli sulla questione acqua; di organizzarsi in difesa dell’acqua.

- Ai partiti: di esprimere a chiare lettere la propria posizione sulla gestione dell’acqua; di farsi promotori di una discussione parlamentare sulla legge d’iniziativa popolare contro la privatizzazione dell’acqua, firmata da oltre 400.000 cittadini.

L’acqua è l’oro blu del 21° secolo. Assieme all’aria, l’acqua è il bene più prezioso dell’umanità. Vogliamo gridare, oggi più che mai, quello che abbiamo urlato in tante piazze e teatri di questo paese, ben riassunto in queste parole di mons. Giovanni Marra, arcivescovo emerito di Messina: «L’aria e l’acqua sono in assoluto i beni fondamentali e indispensabili per la vita di tutti gli esseri viventi e ne diventano fin dalla nascita diritti naturali intoccabili. L’acqua appartiene a tutti e a nessuno può essere concesso di appropriarsene per trarne illecito profitto. Pertanto, si chiede che rimanga gestita esclusivamente dai comuni organizzati in società pubbliche, che hanno da sempre il dovere di garantirne la distribuzione al costo più basso possibile».

Padre Alex Zanotelli, uomo di Chiesa

Per firmare l’appello, mandate una mail con oggetto “aderisco” all’indirizzo beni_comuni@libero.it

27
dic
09

Per non dimenticare i Fratelli Cervi – 28/12/1943 – Pane e Pace!!!

Ho l’onore di abitare in una via dedicata ai sette Fratelli Cervi, eroi italiani vissuti per la libertà, tristemente quasi sconosciuti. Non dimentichiamoli.


La notte fra le sbarre, fin dove soffia il vento

intatte, vedi splendere 7 stelle d’argento

7 stelle dell’Orsa, come 7 sorelle

i cani non potranno fucilare le stelle…


I sette fratelli si chiamavano: Gelindo, nato nel 1901; Antenore, (1906); Aldo, (1909); Ferdinando, (1911); Agostino, (1916); Ovidio, (1918); Ettore, (1921); avevano anche due sorelle, Diomira e Rina.

Il 28 Dicembre 1943 tutti i sette fratelli Cervi, ed il patriota Quarto Camurri vengono fucilati, all’alba, nel poligono di tiro di Reggio Emilia, dai fascisti.

La vicenda storica della famiglia Cervi parte dalla terra. I Cervi infatti sono una famiglia contadina della zona del basso reggiano. Mezzadri per lungo tempo, cioè contadini senza la proprietà della terra, i Cervi, guidati dal padre Alcide e dalla madre Genoveffa Conconi, sono costretti a spostarsi da un podere all’altro, finchè non riescono ad ottenere un podere in affitto.

I Cervi hanno idee rivoluzionarie nella conduzione dei campi e delle stalle. Loro non si accontentano di sopravvivere come tutti: per uscire dalla povertà e dallo sfruttamento capiscono che bisogna usare il cervello oltre che i muscoli. Pertanto, pur avendo a disposizione un podere non florido, si impegnano a trasformarlo radicalmente anche e soprattutto tramite i nuovi studi sull’agricoltura. E ci riescono.

Nonostante infatti la scarsa alfabetizzazione della campagna, i Cervi sanno leggere e capiscono l’importanza della cultura, per cui incrementano senza sosta la loro biblioteca casalinga, di cui fanno parte fra l’altro libri sull’apicoltura e sula crescita del frumento e dell’uva.

Lo studio e la volontà di trasformare la propria condizione, abbracciando il futuro, iniziano a dare i propri frutti: a fianco della formazione teorica e degli studi agrari, i Cervi precorrono i tempi della meccanizzazione nelle campagne, con l’acquisto nel 1939 del trattore “Balilla” per il lavoro nei campi, tra i primi della zona. E’ il simbolo della scommessa sulla modernità, della voglia di progresso ed emancipazione, che non a caso è divenuto l’emblema del Museo Cervi oggi.

E proprio da qui si sviluppa la scelta consapevole dei Cervi: con “il cervello e la volontà”, il loro impegno per la giustizia si trasferirà dal lavoro alla lotta per la libertà e l’uguaglianza, dalla stalla alla società.

La storia della famiglia Cervi non può essere disgiunta da quella del novecento italiano e della propria terra, la provincia rurale emiliana. In particolare a Reggio Emilia, a cavallo tra ’800 e ’900 si sviluppa una fitta rete di associazionismo e solidarietà, guidata dall’esperienza politica socialista e dalla rete cattolica.

La famiglia Cervi come tutti, assiste all’ondata repressiva che dal 1924 in poi il Fascismo scatenerà sulla nazione. Tanti antifascisti e dissidenti vengono colpiti dallo stato di polizia  che il regime impone sul paese. Tra i Cervi, il primo a conoscere le pene del carcere è Aldo, per una ingiusta condanna durante il periodo di leva. Mentre la famiglia continua a chiedere giustizia, Aldo passa 25 mesi dietro le sbarre a Gaeta, dove ha modo di conoscere i prigionieri politici: intellettuali e esponenti dei movimenti antifascisti che sono in carcere per le proprie idee contro il nuovo potere dittatoriale. E’ proprio il carcere che porta Aldo a conoscere le teorie politiche antifasciste, e a interpretare il proprio impegno per la libertà in modo più maturo e consapevole.

Essere antifascisti durante il regime, però, significava necessariamente clandestinità, e al ritorno dalla detenzione nel 1932, Aldo Cervi è ben consapevole del rischio che sta correndo, insieme ai fratelli e ai familiari che iniziano da subito a condividere quell’impegno. Anche la cultura, a cui i Cervi sono tanto appassionati, era caduta sotto i colpi del regime. Non stupisce dunque l’iniziativa della famiglia per l’istituzione di una biblioteca popolare, allo scopo di diffondere liberamente libri e riviste di ogni tipo. Aldo e la sua famiglia sono consapevoli che lo studio e la circolazione delle idee sono il primo antidoto contro la propaganda e l’arroganza della dittatura: come amavano dire, “Studiate, se volete capire la nuova idea!”.

Nelle campagne, il regime faceva sentire la sua morsa attraverso l’ammasso, una sovratassa sui raccolti imposta a tutti gli agricoltori. In pratica una porzione dei prodotti agricoli veniva confiscata ed “ammassata” in depositi pubblici a disposizione delle autorità, togliendo letteralmente il pane di bocca alle famiglie contadine. I Cervi coniugano la lotta ideale con una fiera opposizione alle vessazioni del fascismo sui contadini, e incitano alla rivolta contro l’ammasso i lavoratori dei campi, al grido “W il pane, W la Pace”.

Tutta la famiglia è ormai coinvolta nell’opposizione al regime, ed i Cervi sono sempre costantemente controllati dai fascisti.

Intanto, per l’Italia, il bilancio della guerra al fianco della Germania nazista si fa sempre più fallimentare, finchè il fascismo crolla il 25 Luglio del 1943, e il suo dittatore Mussolini viene arrestato. Pare la fine dei lunghi anni di violenze ed ingiustizie, e anche a Casa Cervi si festeggia: tanta è la gioia per la notizia, che la famiglia porta una grande pentola di pasta in piazza a Campegine, per festeggiare insieme alla popolazione la caduta della tirannia.

La guerra, però, non è ancora finita, e sta anzi per entrare nella sua fase più cruenta. Dopo l’8 Settembre 1943, le truppe tedesche occupano militarmente il suolo italiano; la pianura padana e i monti del centro-nord Italia diventano un vero e proprio teatro di guerra, costellato di scontri e rastrellamenti, ma anche azioni di resistenza dei partigiani che difendono la propria terra.
I Cervi, abituati all’azione e ad anticipare i tempi, sanno che bisognerà combattere per la libertà contro l’occupazione tedesca, e ancora una volta contro il fascismo, resuscitato sotto la protezione delle armi naziste.

La famiglia Cervi partecipa attivamente alla lotta anti-fascista partigiana: fin dall’inizio della seconda guerra mondiale la casa dei Cervi è diventata porto sicuro per tutti gli antifascisti ed i combattenti per la libertà, tra cui i prigionieri stranieri riusciti a fuggire dai campi di sterminio, ma dopo l’8 Settembre i Cervi intensificano sempre più la loro attività di Resistenza.

Nella notte tra il 24 e il 25 Novembre 1943, durante un rastrellamento, vengono sorpresi nella loro abitazione dalle pattuglie fasciste. Dopo uno scontro a fuoco, i fascisti decidono di incendiare il fienile e la stalla. I Cervi si arrendono per salvare la vita delle loro donne e dei bambini e vengono trasportati nel carcere politico dei Servi a Reggio Emilia. Qui vengono torturati fino al giorno del loro omicidio, avvenuto per mano fascista il 28 Dicembre 1943.

I fratelli Cervi sono stati insigniti con la Medaglia d’Argento al Valor Militare.

Se volete approfondire le vicende dei Cervi: Istituto Alcide Cerviwikipedia, da cui ho attinto liberamente per questo post.




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