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Per non dimenticare i Fratelli Cervi – 28/12/1943 – Pane e Pace!!!

Ho l’onore di abitare in una via dedicata ai sette Fratelli Cervi, eroi italiani vissuti per la libertà, tristemente quasi sconosciuti. Non dimentichiamoli.


La notte fra le sbarre, fin dove soffia il vento

intatte, vedi splendere 7 stelle d’argento

7 stelle dell’Orsa, come 7 sorelle

i cani non potranno fucilare le stelle…


I sette fratelli si chiamavano: Gelindo, nato nel 1901; Antenore, (1906); Aldo, (1909); Ferdinando, (1911); Agostino, (1916); Ovidio, (1918); Ettore, (1921); avevano anche due sorelle, Diomira e Rina.

Il 28 Dicembre 1943 tutti i sette fratelli Cervi, ed il patriota Quarto Camurri vengono fucilati, all’alba, nel poligono di tiro di Reggio Emilia, dai fascisti.

La vicenda storica della famiglia Cervi parte dalla terra. I Cervi infatti sono una famiglia contadina della zona del basso reggiano. Mezzadri per lungo tempo, cioè contadini senza la proprietà della terra, i Cervi, guidati dal padre Alcide e dalla madre Genoveffa Conconi, sono costretti a spostarsi da un podere all’altro, finchè non riescono ad ottenere un podere in affitto.

I Cervi hanno idee rivoluzionarie nella conduzione dei campi e delle stalle. Loro non si accontentano di sopravvivere come tutti: per uscire dalla povertà e dallo sfruttamento capiscono che bisogna usare il cervello oltre che i muscoli. Pertanto, pur avendo a disposizione un podere non florido, si impegnano a trasformarlo radicalmente anche e soprattutto tramite i nuovi studi sull’agricoltura. E ci riescono.

Nonostante infatti la scarsa alfabetizzazione della campagna, i Cervi sanno leggere e capiscono l’importanza della cultura, per cui incrementano senza sosta la loro biblioteca casalinga, di cui fanno parte fra l’altro libri sull’apicoltura e sula crescita del frumento e dell’uva.

Lo studio e la volontà di trasformare la propria condizione, abbracciando il futuro, iniziano a dare i propri frutti: a fianco della formazione teorica e degli studi agrari, i Cervi precorrono i tempi della meccanizzazione nelle campagne, con l’acquisto nel 1939 del trattore “Balilla” per il lavoro nei campi, tra i primi della zona. E’ il simbolo della scommessa sulla modernità, della voglia di progresso ed emancipazione, che non a caso è divenuto l’emblema del Museo Cervi oggi.

E proprio da qui si sviluppa la scelta consapevole dei Cervi: con “il cervello e la volontà”, il loro impegno per la giustizia si trasferirà dal lavoro alla lotta per la libertà e l’uguaglianza, dalla stalla alla società.

La storia della famiglia Cervi non può essere disgiunta da quella del novecento italiano e della propria terra, la provincia rurale emiliana. In particolare a Reggio Emilia, a cavallo tra ’800 e ’900 si sviluppa una fitta rete di associazionismo e solidarietà, guidata dall’esperienza politica socialista e dalla rete cattolica.

La famiglia Cervi come tutti, assiste all’ondata repressiva che dal 1924 in poi il Fascismo scatenerà sulla nazione. Tanti antifascisti e dissidenti vengono colpiti dallo stato di polizia  che il regime impone sul paese. Tra i Cervi, il primo a conoscere le pene del carcere è Aldo, per una ingiusta condanna durante il periodo di leva. Mentre la famiglia continua a chiedere giustizia, Aldo passa 25 mesi dietro le sbarre a Gaeta, dove ha modo di conoscere i prigionieri politici: intellettuali e esponenti dei movimenti antifascisti che sono in carcere per le proprie idee contro il nuovo potere dittatoriale. E’ proprio il carcere che porta Aldo a conoscere le teorie politiche antifasciste, e a interpretare il proprio impegno per la libertà in modo più maturo e consapevole.

Essere antifascisti durante il regime, però, significava necessariamente clandestinità, e al ritorno dalla detenzione nel 1932, Aldo Cervi è ben consapevole del rischio che sta correndo, insieme ai fratelli e ai familiari che iniziano da subito a condividere quell’impegno. Anche la cultura, a cui i Cervi sono tanto appassionati, era caduta sotto i colpi del regime. Non stupisce dunque l’iniziativa della famiglia per l’istituzione di una biblioteca popolare, allo scopo di diffondere liberamente libri e riviste di ogni tipo. Aldo e la sua famiglia sono consapevoli che lo studio e la circolazione delle idee sono il primo antidoto contro la propaganda e l’arroganza della dittatura: come amavano dire, “Studiate, se volete capire la nuova idea!”.

Nelle campagne, il regime faceva sentire la sua morsa attraverso l’ammasso, una sovratassa sui raccolti imposta a tutti gli agricoltori. In pratica una porzione dei prodotti agricoli veniva confiscata ed “ammassata” in depositi pubblici a disposizione delle autorità, togliendo letteralmente il pane di bocca alle famiglie contadine. I Cervi coniugano la lotta ideale con una fiera opposizione alle vessazioni del fascismo sui contadini, e incitano alla rivolta contro l’ammasso i lavoratori dei campi, al grido “W il pane, W la Pace”.

Tutta la famiglia è ormai coinvolta nell’opposizione al regime, ed i Cervi sono sempre costantemente controllati dai fascisti.

Intanto, per l’Italia, il bilancio della guerra al fianco della Germania nazista si fa sempre più fallimentare, finchè il fascismo crolla il 25 Luglio del 1943, e il suo dittatore Mussolini viene arrestato. Pare la fine dei lunghi anni di violenze ed ingiustizie, e anche a Casa Cervi si festeggia: tanta è la gioia per la notizia, che la famiglia porta una grande pentola di pasta in piazza a Campegine, per festeggiare insieme alla popolazione la caduta della tirannia.

La guerra, però, non è ancora finita, e sta anzi per entrare nella sua fase più cruenta. Dopo l’8 Settembre 1943, le truppe tedesche occupano militarmente il suolo italiano; la pianura padana e i monti del centro-nord Italia diventano un vero e proprio teatro di guerra, costellato di scontri e rastrellamenti, ma anche azioni di resistenza dei partigiani che difendono la propria terra.
I Cervi, abituati all’azione e ad anticipare i tempi, sanno che bisognerà combattere per la libertà contro l’occupazione tedesca, e ancora una volta contro il fascismo, resuscitato sotto la protezione delle armi naziste.

La famiglia Cervi partecipa attivamente alla lotta anti-fascista partigiana: fin dall’inizio della seconda guerra mondiale la casa dei Cervi è diventata porto sicuro per tutti gli antifascisti ed i combattenti per la libertà, tra cui i prigionieri stranieri riusciti a fuggire dai campi di sterminio, ma dopo l’8 Settembre i Cervi intensificano sempre più la loro attività di Resistenza.

Nella notte tra il 24 e il 25 Novembre 1943, durante un rastrellamento, vengono sorpresi nella loro abitazione dalle pattuglie fasciste. Dopo uno scontro a fuoco, i fascisti decidono di incendiare il fienile e la stalla. I Cervi si arrendono per salvare la vita delle loro donne e dei bambini e vengono trasportati nel carcere politico dei Servi a Reggio Emilia. Qui vengono torturati fino al giorno del loro omicidio, avvenuto per mano fascista il 28 Dicembre 1943.

I fratelli Cervi sono stati insigniti con la Medaglia d’Argento al Valor Militare.

Se volete approfondire le vicende dei Cervi: Istituto Alcide Cerviwikipedia, da cui ho attinto liberamente per questo post.




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